
Udienza preliminare, questa mattina al tribunale a Ivrea, per il processo contro Valentina Ventura, 35 anni di Settimo Torinese, accusata dell'infanticidio del figlio neonato, lanciato dal balcone di casa subito dopo il parto. Tutto si deciderà sulla valutazione delle perizie psichiatriche da parte del giudice Marianna Tiseo. E' possibile che la donna (difesa dall'avvocato Patrizia Mussano) non venga nemmeno processata.
Secondo il consulente del tribunale, Enrico Zanalda, la 35enne al momento del fatto «non era in grado di intendere e di volere». Versione dei fatti che la procura di Ivrea contesta: dall'analisi del computer e del telefono della donna, infatti, sarebbero emerse specifiche ricerche sulla maternità prima del parto, avvenuto il 30 maggio 2017. Non è quindi possibile, secondo la procura, che la donna non sapesse di essere incinta.
La Ventura è in carcere a Torino dallo stesso giorno in cui ha commesso l'infanticidio del piccolo, nato da una relazione extraconiugale. Il bimbo, lanciato dal balcone, è stato ritrovato in strada agonizzante, in via Turati a Settimo Torinese, di fronte ai balconi del civico 2. Recuperato grazie all'intervento di alcuni passanti è poi morto all'ospedale Regina Margherita di Torino dove i medici lo hanno battezzato con il nome di Giovanni.
Il pm Lea Lamonaca, questa mattina durante l'udienza a Ivrea, ha chiesto una perizia collegiale sulla donna: richiesta che è stata respinta dal giudice. Si tornerà in aula il 3 luglio quando, probabilmente, il giudice si esprimerà nel merito. Nel video sotto il funerale del piccolo Giovanni a Settimo.








