
La Fiom-Cgil impugnerà i licenziamenti della Sandretto di Pont Canavese. Lo ha annunciato il responsabile canavesano del sindacato Fabrizio Bellino. «L'incontro in Regione è andato male, l'azienda non ha fatto passi indietro. A questo punto non ci resta che impugnare i licenziamenti. La proprietà ha presentato una richiesta di concordato in bianco senza specificare un piano di rilancio dell'azienda». Il sindacato non ha firmato il verbale del mancato accordo in Regione. Solo una decisione del tribunale di Ivrea entro qualche ora potrebbe congelare i licenziamenti. Sarebbe un vero e proprio miracolo in una situazione che sembra ormai destinata a precipitare.
«Domattina dovrebbero partire le lettere dei licenziamenti - ammette Bellino - che andremo ad impugnare perchè a nostro avviso ci sono soluzioni alternative per lo stabilimento di Pont. Prendiamo atto della posizione della proprietà ma il sindacato non può condividere una truffa legalizzata che finisce col penalizzare solo i lavoratori». Purtroppo quello che la Fiom-Cgil ha denunciato in tempi non sospetti si è puntualmente verificato. «La Regione oggi ha fatto il possibile ma in questi tre anni è mancato il controllo di quelli che erano gli accordi - aggiunge Bellino - sembravamo il sindacato del medioevo quando denunciammo la situazione. Oggi è davvero una magra consolazione avere ragione».
Per l’assessore al Lavoro della Regione Piemonte, Gianna Pentenero, si tratta del triste e doloroso epilogo di una vicenda che conferma purtroppo l’atteggiamento di scarsa chiarezza e serietà manifestato negli ultimi mesi dall’azienda. La Regione, ha ricordato l’esponente della giunta Chiamparino, ha fatto tutto il possibile per consentire la ripresa dell’attività produttiva, facendosi garante, durante la scorsa legislatura, dell’accordo con Finpiemonte per l’acquisizione del marchio, mettendo a disposizione gli ammortizzatori sociali e quindi monitorando la situazione in incontri periodici. Incontri durante i quali l’azienda raccontava che il piano industriale procedeva secondo le aspettative, tanto che si era resa necessaria l'assunzione di 12 nuovi lavoratori, salvo rendersi improvvisamente conto, poco prima dell’estate, che produrre a Pont Canavese non era economicamente sostenibile.








