
97 anni e una fibra d'acciaio. Chi ha avuto il privilegio di farne la conoscenza, non può non essere rimasto affascinato dalla bontà e dallo spirito di don Nicola Faletti. Il decano dei salesiani del Canavese. Una figura che, in tutto il territorio, è ormai un'istituzione. La scorsa settimana, grazie al vescovo di Pinerolo, monsignor Pier Giorgio Debernardi (anche lui canavesano in quanto originario di Feletto), don Nicola ha avuto la possibilità di incontrare il Papa. Si sono stretti la mano e il pontefice si è inchinato al cospetto del "Don Bosco" del Canavese.
E' stata una bella esperienza?
«E' stata un'esperienza super - dice don Nicola - avevo delle belle sensazioni per questo incontro ma la familiarità che mi ha riservato il Papa ha superato ogni mia aspettativa. Gli ho detto che sono un sacerdote di don Bosco, mi ha abbracciato, mi ha detto di continuare a fare il buon pastore e ha salutato tutti con un “viva don Bosco”. Un padre affettuoso, un uomo buono».
Dove vi siete incontrati?
«Dopo la Santa Messa del mattino, nella chiesa di Santa Marta, Papa Francesco ha voluto incontrare tutti i sacerdoti presenti. E' sceso verso di noi e ha chiesto informazioni a tutti, uno per uno. Mi ha persino baciato la mano. Un gesto emozionante e dallo straordinario significato: il santo Padre che bacia la mano all’ultimo dei parroci di campagna».
Il viaggio in Vaticano è stato un regalo di compleanno?
«Più che altro è stato un regalo per i miei 70 anni di Messa. E' stato merito del vescovo di Pinerolo, monsignor Pier Giorgio Debernardi. Mi ha colto un po’ di sorpresa quando me lo ha annunciato. Così siamo partiti da Ivrea con un gruppo di amici e siamo andati a Roma. Un pullman pieno di gente. E' stata davvero un’emozione unica, insuperabile».








