
Dopo mesi di silenzio Gabriele Defilippi, il 25enne condannato in primo grado a trent'anni di reclusione per l'omicidio della professoressa Gloria Rosboch di Castellamonte, questa mattina ha presenziato, a Torino, alla cerimonia per i vent'anni del polo universitario del carcere. Dopo aver sostenuto la Maturità e aver preso il diploma, infatti, Defilippi (nella foto all'uscita dal tribunale di Ivrea) è diventato una matricola dell'Università di Torino: studia scienze politiche.
A margine della cerimonia in carcere, l'assassino della professoressa Rosboch ha risposto ad alcune domande dei cronisti. Sul suo percorso in carcere, ovviamente, ma anche sul delitto di Castellamonte. «Le scuse sono sempre spontaneamente rivolte ai famigliari della professoressa Rosboch - ha affermato il ragazzo - tutto questo è legato a lei... vorrei dare un senso costruttivo a questa esperienza negativa. Chiedere scusa e pensare che è proprio quello di cui avevo bisogno. Mi sono trovato di fronte ad un bivio: o la facevo finita o davo una svolta alla mia vita. Calo la maschera ed inizio ad essere me stesso. Questo sono riuscito a farlo solo in carcere».
Defilippi cita il se stesso «fuori», il Gabriele che si trasformava e aveva la «costante esigenza di vestire i panni di un qualcuno o di un qualcosa». Ora, in quasi tre anni di detenzione per l'omicidio, Defilippi dice di aver trovato una nuova dimensione di vita. «Tutti i giorni fai i conti con la tua coscienza. E' inevitabile».
E quando uscirà dal carcere? «Non voglio ricostruire una vita basata sull'illecito o sul nulla. Voglio pensare di poter avere anche io un futuro migliore e soprattutto pulito». Defilippi rimarca che in carcere è necessario «privarsi della maschera per confrontarsi con quello che ti circonda essendo te stesso». Lui stesso ammette: «Continuerò a chiedere scusa anche se so che non basterà per essere considerato. Per dare un senso a queste scuse è necessario dimostrare di essere un Gabriele diverso. So cosa ho fatto e quanto mi pesa lo so solo io».








