OMICIDIO ROSBOCH - Così i giudici di Ivrea hanno assolto Caterina Abbattista

Non c'erano prove per giudicare colpevole Caterina Abbattista di concorso in omicidio: la donna sapeva della truffa ai danni di Gloria Rosboch ma era estranea al delitto. Ieri sono state depositate le motivazioni della sentenza della Corte d'Assise d'Ivrea che, lo scorso 19 giugno, ha assolto dal reato più pesante la madre di Gabriele Defilippi, reoconfesso autore dell'omicidio della professoressa Gloria Rosboch di Castellamonte. Quella stessa sentenza che, invece, ha condannato la donna (nel video sotto il giorno della sentenza) a 14 mesi per il reato di truffa.

Secondo i giudici è risultata inaffidabile la testimonianza di Sofia Sabouh, ex fidanzata di Gabriele Defilippi, e inconsistente la prova dei tabulati telefonici che avrebbero dovuto dimostrare come, il giorno dell'omicidio, la donna fosse uscita dall'ospedale di Ivrea (dove lavorava nel reparto di pediatria) per raggiungere il figlio. Secondo la Corte, gli elementi indiziari proposti dall'accusa non hanno trovato fondamento. Anche la testimonianza del fratellino di Defilippi non è stata giudicata affidabile. Diversa la situazione per la truffa: anche per i giudici gli elementi raccolti dagli investigatori hanno confermato un suo ruolo nel raggiro ai danni della Rosboch.

«La scelta pur dolorosa di Caterina di affrontare il processo pubblico in Corte d'Assise l'ha giustamente e finalmente ricompensata - dicono gli avvocato Tommaso Levi e Gianpaolo Zancan, legali della Abbattista - vorremmo anche noi che il processo finisse ma siamo costretti ad appellare la sentenza di condanna per la truffa perché frutto di un equivoco che il codice non consente: quello di obbligare la madre a trasformarsi in un carabiniere nei confronti del proprio figlio». Se ne riparlerà in Appello: anche la Procura di Ivrea, quasi sicuramente, presenterà ricorso.