
L'arresto è stato convalidato dal gip Stefania Cugge ma le indagini sul conto di Mario Perri (nella foto), il rivarolese bloccato dai carabinieri per l'omicidio di Pierpaolo Pomatto, sono ancora in corso. Lo ha ribadito il procuratore capo di Ivrea, Giuseppe Ferrando, nel corso della conferenza stampa di oggi al comando provinciale dei carabinieri di Torino. Perri rischia di dover rispondere di omicidio, rapina, porto di armi e violazione della sorveglianza speciale. Secondo quanto hanno appurato i militari dell'Arma, Perri conosceva Pierpaolo Pomatto, l'uomo di 66 anni residente a Feletto, trovato morto lo scorso 19 gennaio a Vesignano, ucciso con un colpo di pistola alla nuca.
Lo stesso Perri avrebbe ammesso di averlo visto la sera del delitto verso le 19.30 a Rivarolo Canavese. I due si sono incontrati per l'acquisto, da parte di Perri, di un telefono cellulare, pagato 40 euro. Proprio quel telefono è alla base delle attività investigative dei carabinieri dal momento che, qualche tempo dopo, nel corso di una perquisizione, lo stesso è stato ritrovato a casa di una nipote di Perri. Il cellullare ha continuato a mandare segnali alla cella telefonica dal luogo dove la vittima è stata uccisa fino alle 21.16. A qual punto sarebbe stato spento e riacceso la mattina successiva dalla casa del sospettato, intorno alle sei del mattino.
Nell'abitazione dell'uomo i carabinieri hanno trovato dei vestiti sporchi, forse usati la sera del delitto a Vesignano. Manca, per il momento, il movente. Non è esclusa la rapina anche se, per il momento, la procura sta verificando alcuni dettagli che potrebbero portare alla risoluzione del rompicapo nel giro di qualche giorno.









