OMICIDIO DI MONTALENGHE - Padre e figlio a processo: la procura ha chiesto il massimo della pena

Il pubblico ministero Giuseppe Drammis della procura di Ivrea ha chiesto il massimo della pena per Antonio De Meo, 47 anni, e per il figlio Matteo, 26, imputati per l’omicidio di Gabriele Raimondi, avvenuto il 30 settembre 2017 a Montalenghe. I due sono residenti a Cossano Canavese. L'accusa ha chuesto una condanna a trent'anni di carcere, il massimo della pena, come detto, trattandosi di un processo con rito abbreviato.

Gabriele Raimondi, un uomo di San Giusto Canavese, venne ucciso con un colpo di pistola mentre stava effettuando delle manutenzioni nella casa di Grado Di Glaudi, capo della comunità sinti del Canavese. Gli autori dell’agguato, secondo le indagini dei carabinieri della compagnia di Ivrea, risposero con le armi ad una faida tra due famiglie della zona. Alla base dello screzio un presunto ricatto di Antonio De Meo ai danni di Robertino Riviera, figlio di Grado Di Glaudi.

Una finta proposta di «protezione» che fece scattare le rappresaglie dall'una e dall'altra parte. A colpi d'arma da fuoco e agguati stradali. Fino al 30 settembre, quando nella villetta di Montalenghe di Grado Di Glaudi si consumò l'omicidio. Raimondi, però, con gli scontri tra le due famiglie non c’entrava niente: fu ucciso perché si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato. Colpito da un proiettile vicino alla villetta (nella foto) morì in ospedale qualche ora dopo. In quella circostanza un carabiniere del nucleo operativo di Ivrea, che si trovava nella villetta per effettuare alcuni rilievi relativi alla sparatoria della notte precedente, fu ferito di striscio.