
Proprio mentre a Castellamonte s'intitolava la sala insegnanti della scuola media Giacomo Cresto alla memoria di Gloria Rosboch, a pochi chilometri di distanza il gip Stefania Cugge andava a respingere l'ennesima istanza di scarcerazione presentata dai legali di Stefania Abbattista, la 45enne ex operatrice sanitaria degli ospedali di Castellamonte e Ivrea, madre di Gabriele Defilippi e in carcere, come il figlio e l'amante complice Roberto Obert, dallo scorso 19 febbraio. Secondo il gip (che ha sposato l'opposizione del pubblico ministero Giuseppe Ferrando, procuratore capo di Ivrea), a carico della mamma di Gabriele, «sussistono gravi indizi di reità».
Ad incastrarla sono state le dichiarazioni rese nel corso dell'incidente probatorio dal figlio minore «tenuto conto dei risultati dei tabulati telefonici relativi all’uso del suo telefono, alla mancanza di spiegazione in ordine all’allontanamento dal luogo di lavoro, documentato dalla cella attivata di Montalenghe, nonché degli spostamenti nella mattinata, ricostruiti sulla base dei tabulati telefonici e dei contatti intercorsi quella mattina con Obert». Insomma, secondo il gip la Abbattista è stata in qualche modo partecipe del piano criminoso messo in atto dal figlio Gabriele da Roberto Obert. Piano che aveva il solo scopo di far sparire la professoressa Gloria Rosoch, colpevole di aver denunciato Gabriele per la truffa da 187 mila euro messa a segno l'anno prima ai suoi danni.
Erica Gilardino e Matteo Grognardi, i legali della Abbattista, hanno comunicato ieri pomeriggio alla loro assistita la decisione del gip Stefania Cugge. Presenteranno, adesso, un immediato ricorso al tribunale del riesame ed, eventualmente, anche in Cassazione. Secondo i legali la prova principale a carico della Abbattista (ovvero l'aggancio del telefono cellulare alla cella di Montalenghe quando, in teoria, la donna avrebbe dovuto trovarsi all'ospedale di Ivrea per il turno di lavoro la sera dell'omicidio) non basta a provare la sua colpevolezza nel delitto. Tanti più che gli autori materiali del delitto hanno entrambi confermato che la donna, quel 13 gennaio, non era a conoscenza dei propositi omicidi dei due.











