
Con la notifica di tre ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di Grado Diglaudi, 63 anni, al figlio Roberto Riviera, 33 anni, e a Diego Riviera, tutti appartenenti all’etnia dei sinti piemontesi e residenti a Montalenghe, in Canavese, si è conclusa l’operazione «Mercurio» condotta dagli uomini della terza sezione della Squadra Mobile della questura di Vercelli.
L’operazione ha avuto origine da un furto in abitazione aggravato, commesso il 12 febbraio, ai danni di due anziani coniugi di Greggio (Vercelli), ai quali furono sottratti preziosi per un valore di 20mila euro circa e denaro contante per 36mila euro, frutto dei sacrifici di un’intera vita. Nell’occasione, secondo un modus operandi riscontrato in tanti altri episodi nel corso dell’attività di indagine, gli autori si erano introdotti nell’abitazione degli anziani spacciandosi per tecnici dell’acquedotto che dovevano compiere degli accertamenti in quanto in zona era stata riscontrata la presenza di mercurio nelle condutture dell’acqua.
Uno dei due malviventi, infatti, una volta introdottosi in casa, era riuscito a carpire la fiducia dei due anziani simulando dei check up al lavandino della cucina, in compagnia di un complice, riferendole che l’acqua era contaminata con il mercurio e che avrebbe dovuto staccare immediatamente le utenze e riporre in un sacchetto i suoi gioielli che aveva in casa perché c’era il concreto pericolo che potessero andare a fuoco da un momento all’altro. L’anziana, preoccupata per i suoi averi, seguiva così i consigli del malvivente che gli strappava di mano la busta contenente i risparmi di una vita ed i suoi monili in oro: fuggiva a tutta velocità, in compagnia del complice, a bordo di un’autovettura dotata di targhe false.
Tale episodio ha dato corso ad una più ampia attività di indagine - coordinata dal pubblico ministero di Vercelli, Ezio Domenico Basso - che ha conosciuto sviluppi anche nel territorio della Provincia di Pavia e nel Canavese. Per quel furto, peraltro, la Squadra Mobile di Vercelli aveva già dato esecuzione, a metà ottobre scorso, ad un ordinanza del gip di Vercelli che disponeva l’obbligo di dimora in Montalenghe a carico di Roberto Riviera e di un suo complice, L.G., 29 anni, anch’egli appartenente all’etnia dei sinti. Nel corso delle perquisizioni furono effettivamente rinvenute radioline portatili, cappellini, un ciclomotore con targa falsa, una boccetta con spray urticante. Materiali questi, che servirono per la commissione dei furti e delle rapine.
La lunga e laboriosa attività di indagine ha permesso di attribuire alla banda di sinti diversi episodi tra il Gennaio ed il Maggio scorso nelle abitazioni di anziani residenti nelle province di Vercelli, Pavia e nel Canavese. Modus operandi analogo a quello avvenuto a Greggio, anche se in più di una circostanza, a Voghera e San Martino della Battaglia (Pavia), i malviventi non hanno esitato ad usare violenza sulle vittime per assicurarsi il bottino e guadagnare in tutta fretta la fuga che avveniva a bordo di potenti autovetture con targhe e colore della carrozzeria contraffatti.
Proprio il gip del Tribunale di Pavia, su richiesta del pubblico ministero Giovanni Benelli, ha disposto le ordinanze di custodia in carcere ai danni di Grado Diglaudi, 63 anni, suo figlio Roberto Riviera, 33 anni e Diego Riviera, 35 anni per due episodi - una rapina consumata ai danni di due anziani coniugi ed una tentata rapina ai danni di un ottantaduenne - avvenuti nello stesso giorno, il 9 maggio scorso, rispettivamente a Voghera ed a San Martino della Battaglia. Secondo la ricostruzione fornita dagli investigatori della Squadra Mobile, infatti, Roberto Riviera e suo padre, Grado Di Glaudi si erano introdotti nell’abitazione di due anziani coniugi ottantenni con il modus operandi già descritto, salvo poi usare dello spray urticante e spintonare l’anziano in modo da strappargli di mano il sacchetto contenente soldi e gioielli ed assicurarsi la fuga.
Durante le perquisizioni effettuate a Montalenghe lunedì, sono state rinvenute anche cappellini e parrucche che, con ogni probabilità, sono serviti per commettere i reati contestati ai tre sinti piemontesi, che ora sono in carcere a Ivrea.
I dati salienti dell’operazione:
79 anni età media delle vittime
232.000 euro valore stimato della refurtiva
25 utenze telefoniche intercettate
20.000 circa le conversazioni ascoltate
3 rapine scoperte
6 furti aggravati in abitazione scoperti
50 agenti impiegati nella sola fase conclusiva delle indagini (Reparto Prevenzione Crimine Piemonte, squadra mobile Vercelli, polizia scientifica Vercelli, commissariato polizia Ivrea.








