MONTALENGHE - Maxi allevamento di polli: i sindaci di San Giorgio e San Giusto sono pronti alle barricate per dire «No»

MONTALENGHE - Si discute tra Montalenghe, San Giorgio Canavese e San Giusto Canavese sull'ampliamento dell'allevamento intensivo di polli promosso dall'azienda agricola Mattioda. L'attuale capannone (nella foto) sarà quintuplicato secondo quanto appreso dai sindaci in base al progetto di sviluppo dell'azienda che sarà sottoposto, il prossimo 28 aprile, alla conferenza dei servizi in Città metropolitana. Favorevole il Comune di Montalenghe, dove l'azienda sorge, a patto che rispetti l'ambiente e le normative vigenti, contrari i Comuni di San Giorgio e San Giusto. I sindaci Andrea Zanusso e Giosi Boggio, ieri in municipio a San Giorgio, hanno fatto il punto della situazione.

«Abbiamo speso 8000 euro per consulenze tecniche, soldi pubblici - spiegano i primi cittadini - abbiamo esperienza di altri impianti avicoli che a causa del vento influenzano le altre attività della zona. Senza contare i residenti. Ci dicono che questo sarà un impianto moderno e tecnologicamente avanzato ma questo non sposta di una virgola la posizione politica. Ad oggi la popolazione ha già riscontrato pubblicamente, sui social e con diverse lettere, le problematiche del capannone già attivo: dal traffico alla puzza. Quindi chiediamo un processo coerente per fare in modo che poi non ci di debba pentire delle eventuali autorizzazioni». 

«La nostra obiezione è tecnica e politica quindi chiediamo ci sia la giusta valutazione dell'interesse pubblico e di quello privato - aggiungono i sindaci - a noi non genera alcun problema un imprenditore che investe ma la tipologia dell'azienda va valutata attentamente. Quale sarebbe l'interesse pubblico per il Comune che autorizza un impianto di 300mila polli? E per il territorio? A nostro avviso non c'è. Abbiamo trovato delle lacune sull'impostazione di quello che i proponenti investitori hanno presentato. Le presenteremo in conferenza dei servizi dove chiederemo di valutare con attenzione benefici e criticità per il territorio». I sindaci sono determinati ad andare avanti a tutela dei Comuni al Tar, al Consiglio di Stato e anche al Presidente della Repubblica se sarà necessario.