
Missione compiuta. Ora Belmonte può riaprire i battenti. Ad oltre un mese dall'addio dei frati francescani, domenica scorsa don Tarcisio, don Zeno e don Antonio, i tre sacerdoti provenienti dal Veneto, hanno fatto il loro atteso ingresso in Canavese. La loro presenza permette la riapertura del sito patrimonio dell'umanità Unesco e, di fatto, lo salva dal rischio di una chiusura definitiva con il conseguente oblio al quale non sfuggono tutte le strutture (anche quelle religiose) abbandonate.
A dare il benvenuto ai tre sacerdoti una folla di oltre 500 persone. Tanto che la chiesa che non è riuscita a contenere le centinaia di fedeli accorsi per conoscere don Tarcisio, don Zeno e don Antonio.
Nell’omelia, il Vicario Episcopale dell'arcidiocesi di Torino, don Claudio Baima Rughet ha illustrato ai fedeli la situazione del santuario, comprese le trattative in corso tra Regione e proprietà (privata) per l'acquisto del bene.
Oltre ai numerosi parroci del territorio era presente alla celebrazione anche don Luigi Ciotti.
«Per noi canavesani - ha detto il sindaco di Prascorsano, Piero Rolando Perino, a nome di tutti gli amministratori della zona - Belmonte è uno dei luoghi più importanti della fede. La giornata di oggi, con questa grande partecipazione popolare, conferma ancora una volta l'importanza di questo luogo e quanto la comunità cristiana del Canavese gli sia legata». Alla cerimonia, che ha visto la partecipazione della Cantoria della parrocchia di Cuorgnè, presenti decine di sindaci, la parlamentare canavesana Francesca Bonomo, una rappresentanza del Gruppo Alpini di Cuorgnè e tanti cittadini.
Ora non resta che attendere il buon esito delle trattative della Regione per l'acquisto dell'intero complesso. Intanto il miracolo di Natale si è concretizzato: Belmonte ha riaperto i battenti, il santuario simbolo dell'alto Canavese avrà ancora un futuro.














