
LOCANA - Riceviamo e volentieri pubblichiamo il comunicato dei gestori dell'Alpe Cialma di Locana, costretti a mantenere l'impianto sciistico chiuso dopo l'ultimo dietrofront del governo.
«Siamo profondamente dispiaciuti di dover comunicare che, a seguito dell’ordinanza del Ministero della Salute, emanato domenica 14 febbraio, gli impianti dell’Alpe Cialma resteranno chiusi. Considerata la posizione della nostra stazione, sarà difficile poter riaprire dopo il 5 marzo. Ci rammarica che la stagione sarà archiviata senza aver ospitato nemmeno uno sciatore. La nostra attività è stata oggetto di continui rinvii, ma ciò nonostante abbiamo continuato a lavorare con entusiasmo per garantire la sicurezza degli impianti e per adeguarci alle norme Covid-19.
Purtroppo un impianto da sci non si avvia con la stessa facilità con cui si accende una lampadina. Occorrono molte settimane di lavoro impegnativo per la preparazione delle piste, dei sistemi di protezione e per la formazione del personale. Tutto questo richiede importanti competenze tecniche e significative risorse economiche. Abbiamo recepito le norme sul distanziamento e sul contingentamento dei viaggiatori prescritte dal Comitato Tecnico Scientifico, dalla Regione Piemonte e della conferenza delle regioni per garantire la sicurezza dei nostri collaboratori e della nostra utenza.
Ciò nonostante, a 12 ore dall’apertura, quando tutto era pronto, abbiamo subito l’ultimo rinvio che ha decretato la fine della stagione sciistica all’Alpe Cialma. La salute è sicuramente il nostro bene primario e va tutelata, ma i provvedimenti dovrebbero tener conto delle diverse realtà locali ed essere comunicate con un ragionevole anticipo. Serve una programmazione sensata e duratura che permetta a tutte le attività lavorative e a tutti i cittadini di potersi organizzare.
Forse arriveranno i ristori, dubitiamo che possano essere sufficienti, ma sicuramente avremmo preferito lavorare insieme a tutto il nostro personale e offrire un servizio alla nostra valle. Lo sport all’aria aperta fa bene al fisico, allo spirito e il turismo è una componente fondamentale per l’economia delle vallate alpine. Siamo delusi e amareggiati perché la montagna e i cittadini non meritano di essere trattati in questo modo».








