
Aveva ucciso un anziano a Ivrea per rubargli i soldi della pensione. Ieri è stato condannato a diciotto anni di carcere. E' la sentenza emessa ieri dal tribunale di Ivrea, giudice Stefania Cugge, ai danni di Ferdinando Genovese, 56 anni (nella foto sotto), l’assassino reo confesso di Benito Peloso, il pensionato trovato morto il 2 aprile 2014 nel suo alloggio di via De Gasperi. Era stato l'esame autoptico a svelare l'origine violenta della morte dell'uomo. Inizialmente, gli inquirenti avevano ipotizzato un suicidio. L'esame autoptico, invece, condotto dal medico legale Mario Apostol, aveva evidenziato segni di compressione sul corpo e confermato la presenza di un grumo nella gola del pensionato provocato da un foglio di carta di giornale appallottolato.
Le indagini, coordinate dalla procura d'Ivrea e condotte dal nucleo investigativo dei carabinieri di Torino, hanno permesso di incastrare l'assassino grazie alla tracce del Dna, rinvenute dagli investigatori sotto le unghie della vittima. All'assassino servivano soldi. E infatti dall'alloggio dell'uomo, dopo l'omicidio, sparirono settecento euro, la pensione appena prelevata da Peloso. Dopo l’omicidio Genovese scappò, chiuse a doppia mandata la porta del bagno in cui aveva assassinato il pensionato, fece sparire la chiave. Tentò anche di depistare le indagini, coinvolgendo un conoscente.
Ad aggravare la posizione di Genovese anche i suoi numerosi tentativi telefonici di cercare qualcuno che gli fornisse un alibi. Determinante il riscontro fornito dai Ris di Parma, che dopo decine di campionamenti effettuati tra gli amici della vittima, hanno isolato il Dna di Genovese, sotto le unghie del pensionato. Avvalendosi del rito abbreviato, l'uomo è stato condannato a 18 anni.














