
È ancora ricoverato in ospedale Caleb Ndong Merlo, il 39enne italiano di origini camerunensi, che domenica 13 ottobre ha tentato di suicidarsi nel carcere di Ivrea. L'uomo ha tentato di impiccarsi a pochi giorni dalla condanna all'ergastolo che gli è stata inflitta nel processo di primo grado per l'omicidio della madre adottiva, Paola Merlo. A salvarlo sono stati gli agenti della polizia penitenziaria in servizio all'interno del carcere di Ivrea. Subito dopo il 39enne è stato portato in ospedale.
Paola Merlo era un'insegnante sindacalista di 66 anni di Vercelli. Aveva deciso di adottare il ragazzo, in Italia dal 2002, per fare in modo che questi potesse ottenere lo status di rifugiato politico. I due si erano conosciuti in una scuola serale dove la donna insegnava. Il 10 luglio 2018 l'uomo aveva chiamato il 118 chiedendo soccorso per la madre caduta mentre stava pulendo il bagno. Quando il personale medico è arrivato nell'alloggio ha però trovato la donna morta in una pozza di sangue.
La ricostruzione fornita dal giovane è stata subito smentita dalle indagini della polizia, così come poi confermato dall'autopsia eseguita dal medico legale Roberto Testi. La donna non è morta cadendo ma subendo un colpo secco alla nuca sferrato con un oggetto contundente. A quel punto per il giovane è scattato l'arresto con l'accusa di aver ucciso la madre adottiva. Alla base del gesto una questione di soldi negati dalla donna per coprire le spese di gioco d'azzardo del giovane. Il processo di primo grado si è tenuto davanti alla Corte d'Assise di Novara. I giudici lo hanno condannato all'ergastolo.








