IVREA-FORNO-PONT CANAVESE - «Ciao papà, ho rotto il cellulare. Aiuto!», ma è una truffa: ancora canavesani raggirati

CANAVESE - «Ciao papà, mi si è rotto il telefonino. Ne sto usando uno provvisorio che mi hanno prestato. Sono in un negozio di telefonia. Ho bisogno di un nuovo smartphone per lavoro, aiutami». E’ il messaggio arrivato nei giorni scorsi a un noto commerciante di Ivrea. Purtroppo, si trattava di una truffa, costata casa al malcapitato eporediese. Allarmato dal messaggio ricevuto, il commerciante ha cercato di contattare la figlia, trovando però lo smartphone staccato. Solo molte ore più tardi ha scoperto che era spento e in carica. Una sfortunata coincidenza.

Preoccupato dal tenore dei messaggi che arrivavano dalla presunta figlia, l'uomo ha quindi deciso di effettuare un bonifico di ben 1500 euro per il fantomatico acquisto di un nuovo telefono sui dati ricevuti via messaggio nella richiesta d'aiuto. Al mattino successivo, l’amara scoperta di quanto in realtà avvenuto. Del numero provvisorio da cui erano arrivati i messaggi via whatsapp non c'era più traccia e nemmeno dei balordi autori della truffa. Un caso analogo è stato segnalato sempre nei giorni scorsi a Pont Canavese del quale se ne sta occupando la polizia postale. 

«Le truffe sulle applicazioni di messaggistica istantanea sono sempre più numerose e spesso si presentano come messaggi inoffensivi che in realtà hanno lo scopo di agganciare la vittima per esortarla a comunicare dati personali - spiegano dalla polizia postale - se ricevi un messaggio da tuo figlio che ti avvisa di aver rotto il telefono e ti chiede di salvare il suo nuovo numero tra i contatti della rubrica potrebbe trattarsi di una truffa. Al primo messaggio seguiranno richieste insolite di denaro, la ricarica di una carta prepagata, le credenziali per accedere al conto corrente. Non rispondere al messaggio, cancella la conversazione e, se lo hai salvato, elimina il numero dalla rubrica».

Falsi dipendenti di un patronato, invece, hanno raggirato un agricoltore pensionato di Forno Canavese. Per una pratica da sbrigare sono stati chiesti dati personali e codice pin per operare su un conto a lui intestato. E lui incautamente li ha forniti, rimettendoci 700 euro.

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