
IVREA - Denuncia vent'anni di botte prese dal convivente ma il procedimento giudiziario va troppo lento e alla fine arriva la prescrizione. Succede al tribunale di Ivrea dove il giudice Stefania Cugge, l'altra mattina, correttamente applicando le norme in vigore, non ha potuto fare altro che prosciogliere l'imputato, un uomo di 57 anni residente in Canavese, per l'intervenuta prescrizione. Un caso limite, probabilmente, ma emblematico della lentezza della giustizia in Italia. Ancor più a Ivrea dove tribunale e procura sono sotto organico da anni senza che la politica e il Ministero abbiano mai inviato nuovo personale.
La vicenda risale al 2015, quando il «codice rosso», la nuova legge a difesa delle donne vittime di maltrattamenti, stalking e violenza sessuale, non era ancora in vigore. La donna aveva denunciato il marito diverse volte tra il 2014 e il 2015, mettendo nero su bianco vessazioni e umiliazioni quotidiane che andavano avanti dal 1993. L'uomo le impediva anche di lavorare. Nelle denunce compaiono episodi raccapriccianti di botte, insulti e minacce, anche davanti ai figli. La donna ha persino tentato il suicidio nel 2010 poi ha trovato la forza di denunciare e di porre fine a quella malsana convivenza.
Ci sono voluti però sei anni per arrivare al rinvio a giudizio dell'uomo. Troppo tardi: per il calcolo della prescrizione è stato necessario applicare i criteri precedenti alla riforma del 2017. Dal momento che non sono state adottate misure cautelari o restrittive a carico dell'indagato e non ci sono stati atti interruttivi della prescrizione, il 57enne se l'è cavata senza finire a processo. Tutte le accuse contenute in quelle denunce non potranno essere verificate.








