
IVREA - Puntuale come il carnevale di Ivrea, anche quest'anno è rimbalzata sui social la diatriba sulla battaglia delle arance: si tratta di un totale spreco alimentare o di una forma di valorizzazione culturale e ambientale? I critici dell’evento sottolineano da tempo che durante la Battaglia vengono usate tonnellate di arance che finiscono per essere schiacciate a terra, sollevando dubbi etici e ambientali sul loro impiego. Per molti osservatori, soprattutto negli ultimi anni, questa enorme quantità di agrumi può apparire come un simbolo di spreco, in un mondo dove la sicurezza alimentare resta una questione pressante.
Tuttavia va evidenziato che le arance utilizzate a Ivrea non sono destinate al consumo umano: gran parte degli agrumi impiegati proviene da filiere specifiche, con frutti che non sono idonei alla vendita o al consumo. In pratica si tratta di arance «di scarto» che, altrimenti, verrebbero buttate. Per i fornitori delle arance si tratta di un’opportunità economica legata a una filiera tracciabile, che sostiene gli agricoltori invece di lasciare loro il peso di frutti invenduti.
Un altro elemento chiave riguarda il destino delle arance dopo il carnevale. Negli ultimi anni, grazie a protocolli e collaborazioni con realtà ambientali e impianti di trattamento dei rifiuti organici, il residuo delle arance non viene semplicemente gettato via: le arance utilizzate vengono raccolte come rifiuto organico insieme ad altri scarti vegetali e attraverso processi di digestione anaerobica e compostaggio, diventano fertilizzante naturale per agricoltura e floricoltura. Un buon esempio di economia circolare.
La diatriba sul presunto spreco di arance al Carnevale di Ivrea nasce da una leggibile «reazione istintiva» di fronte a un grande evento che usa enormi quantità di frutta. Tuttavia, un’analisi più approfondita dei fatti mostra che le arance impiegate non sarebbero adatte al consumo umano e senza la manifestazione andrebbero sprecate comunque; gli organizzatori hanno messo in atto procedure per il completo riciclo e riutilizzo dei residui organici; l’evento è anche un’occasione di sostegno economico per filiere agricole altrimenti marginali e, da quest'anno, si avvale di un protocollo specifico (firmato con Prefettura e forze dell'ordine) per garantire arance libere dal caporalato e dalle mafie.












