
IVREA - Martedì 23 agosto tutte le sigle sindacali del Comparto Sicurezza Polizia Penitenziaria (Sappe, Osapp, Uilpa, Sinappe, Uspp, Fns Cisl, Fas Cnpp e Cgil) hanno avuto un proficuo incontro in Prefettura a Torino. All’autorità prefettizia hanno rappresentato le numerosissime criticità che affliggono il carcere di Torino e hanno avuto assicurazione che tutto quanto dalle stesse denunciato sarà segnalato con tempestività al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, al ministero della giustizia e alle altre autorità.
Al prefetto sono state accennate anche le criticità della casa circondariale di Ivrea e quelle dell’istituto penale per minorenni Ferrante Aporti di Torino. Successivamente, tutte le organizzazioni sindacali sono state ricevute dall'assessore Gianna Pentenero del Comune di Torino. I sindacati hanno rappresentato con forza che le ripetute aggressioni, la grave carenza di organico di Polizia Penitenziaria e di tutte le figure che ai vari livelli interagiscono negli Istituti di Torino, Ivrea e Minorile di Torino sono il risultato di una politica penitenziaria che non tiene assolutamente in considerazione le condizioni di lavoro del personale, spesso lasciato solo nelle sezioni detentive ad operare in assoluta ristrettezza, oltre che di uomini anche di mezzi e di supporti anche con 100/150 detenuti contemporaneamente, a volte di estrema pericolosità.
Per i sindacati buonismo e impunità nella gestione dei detenuti problematici possono mettere a repentaglio l’ordine e la sicurezza nonché l’incolumità degli agenti di Polizia Penitenziaria. «Le politiche penitenziarie oramai sono completamente concentrare a favore dei soli detenuti tanto che i veri torturati sono i Poliziotti Penitenziari che quotidianamente operano, nelle carceri Italiane, ogni giorno, in condizioni sempre più drammatiche e difficili anche in ragione del grave sovraffollamento al punto di espletare mansioni non di propria competenza sopperendo quindi alla grave carenza delle altre necessarie figure professionali per il raggiungimento del dettato costituzionale», spiegano i sindacati.








