
IVREA - «Seconda Chance» è un’associazione del terzo settore attiva a livello nazionale che opera per creare opportunità di lavoro per le persone detenute. L’idea è semplice quanto potente: offrire una possibilità concreta a chi ha commesso un errore e vuole ricostruire la propria vita. L’associazione, nata nel 2022 grazie all’iniziativa della giornalista del TgLa7 Flavia Filippi, da alcuni mesi ha avviato un progetto anche nel carcere di Ivrea. I primi risultati non si sono fatti attendere: alcuni detenuti hanno già trovato lavoro al McDonald’s di Pavone Canavese, segnando l’inizio di un percorso di reinserimento reale.
«Il nostro lavoro è quello di creare un ponte tra il mondo delle imprese e quello delle carceri», spiega Matteo Zordan di Seconda chance. L’obiettivo è trovare imprenditori disposti a dare fiducia a persone che hanno sbagliato ma che stanno cercando di ripartire. «In molti casi parliamo di persone che hanno compiuto errori ma che oggi vogliono davvero cambiare strada. Noi proviamo a offrire loro l’occasione per farlo». Negli ultimi anni l’associazione ha già contribuito a creare oltre 700 opportunità di lavoro per detenuti in tutta Italia. Un risultato importante che non riguarda solo chi sconta una pena, ma l’intera società.
Il lavoro, infatti, è uno degli strumenti più efficaci di reinserimento. «Quando una persona esce dal carcere e ha un reddito stabile, è molto più difficile che torni a delinquere», sottolineano dall’associazione. I dati lo dimostrano chiaramente: in Italia il tasso di recidiva si aggira attorno al 70%, ma scende fino al 2% quando chi torna in libertà ha un’occupazione. «Non è solo una questione sociale o morale. È anche un investimento sulla sicurezza collettiva». Proprio per questo il ruolo del carcere non può limitarsi alla sola detenzione. Sempre più esperienze dimostrano quanto sia fondamentale che il sistema penitenziario diventi un luogo di riabilitazione e preparazione al ritorno nella società. In questo senso il lavoro rappresenta uno degli strumenti più concreti per dare senso alla pena e trasformarla in un percorso di cambiamento.
Oltre all’inserimento lavorativo, Seconda chance promuove attività formative, sportive e ricreative, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita all’interno delle carceri e favorire il reinserimento. «Il reinserimento è uno degli strumenti più efficaci per costruire comunità più sicure», spiega Martina Piazza, criminologa e volontaria dell’associazione. «Per questo stiamo cercando imprenditori disposti a partecipare al progetto. Le aziende del territorio possono fare davvero la differenza».
Tra chi ha deciso di accettare la sfida c’è Marco Bragonzi, licenziatario McDonald’s di Pavone Canavese, che aveva già collaborato con l’associazione ad Aosta. «È stata un’esperienza molto positiva», racconta. «Durante i colloqui ti accorgi che davanti a te non ci sono solo persone che hanno sbagliato, ma persone che hanno raggiunto un punto della loro vita in cui vogliono cambiare davvero». Il percorso che porta all’assunzione non è semplice: i candidati vengono prima selezionati dal carcere e devono rispettare diversi requisiti. Poi iniziano mesi di incontri, verifiche burocratiche e passaggi con tribunali e istituzioni. Alla fine, però, il progetto ha già dato risultati concreti: a Ivrea sono stati inseriti due detenuti con contratto a tempo indeterminato.
Per chi viene assunto si tratta spesso di un cambiamento radicale: per questo si impegnano moltissimo e danno davvero il massimo. Storie come queste dimostrano che il carcere può diventare davvero un luogo di seconda possibilità, dove la pena non si limita a punire ma aiuta a ricostruire un futuro. E quando questo accade, il beneficio non riguarda solo chi ha sbagliato, ma tutta la comunità.








