La figuraccia potrebbe essere epocale. Altro che candidatura di Ivrea al patrimonio Unesco. Era nell'aria da giorni, adesso è ufficiale. Il museo «Tecnologic@mente», che raccoglie la storia delle macchine da scrivere e dei calcolatori elettronici (i primi computer), nati in Canavese ben prima della rivoluzione tecnologica americana, rischia di chiudere per sempre. Il museo, aperto nel 2005 e da allora ospitato nei locali dell'Opera Pia Moreno di piazza San Francesco d'Assisi 4, ha ricevuto una sorta di sfratto. Il comodato d'uso gratuito è ormai agli sgoccioli e i proprietari dei locali hanno chiesto al museo un canone annuo di 25 mila euro. Che per un'attività in gran parte gratuita è una spesa ovviamente insostenibile. Il museo, insomma, che ospita tracce indelebili di Olivetti e della sua storia, rischia di chiudere per sempre.
In questi giorni è partita la caccia a nuovi locali che possano garantire la sopravvivenza del museo. E magari progettare un suo ampliamento perchè la storia dei "calcolatori elettronici", nel frattempo, continua e, come giusto, meriterebbe di essere analizzata. Proprio come Tecnologicamente ha fatto fino all'altro ieri. Da più parti, come giusto, s'invoca l'intervento del Comune di Ivrea perchè il museo, a tutti gli effetti, è un patrimonio della città (oltre ad essere un vero e proprio gioiellino, con pezzi d'epoca ormai unici in mostra e numerose attività che coinvolgono le scuole del territorio). Martedì prossimo è in calendario un incontro sul futuro del museo al quale parteciperanno Luciano Iorio, vice presidente della fondazione Capellaro, Marco Peroni, fondatore di Pubblico 08, Enrico Morteo, storico e critico di design. La corsa contro il tempo è appena iniziata.











