
Si allarga anche al Canavese, e in particolare a Ivrea, l'inchiesta della procura di Monza sulle protesi scadenti utilizzate in alcune cliniche grazie a medici compiacenti. Le indagini della guardia di finanza hanno messo in luce una società francese, la «Ceraver», che produce protesi ortopediche e che avrebbe dispensato mazzette ai medici per aumentare le operazioni chirurgiche e, di fatto, il proprio fatturato. Nelle intercettazioni finite nei faldoni dell'inchiesta sono gli stessi medici che, parlando di alcune protesi al ginocchio, le bollano come protesi di scarsa qualità. Tuttavia le operazioni chirurgiche avvenivano lo stesso e secondo gli inquirenti anche in Canavese.
Per questo motivo sono stati arrestati due ortopedici brianzoli, Marco Valadè e Fabio Bestetti, che hanno operato anche alla Clinica Eporediese fino ad agosto del 2015, clinica convenzionata con il sistema sanitario nazionale. Oltre a loro, ai domiciliari è finito anche Paolo Ghiggio, ex primario (ora in pensione) dell'Asl To4 nel reparto di ortopedia dell'ospedale di Ivrea. Alcune intercettazioni telefoniche avrebbero messo in risalto proprio il ruolo di Valadè e i suoi rapporti con l'azienda francese che forniva le protesi. Con nessun rispetto per i pazienti. Perché gli arti artificiali erano di scarsa qualità, come ripeteva spesso al telefono uno dei medici coinvolti: «La protesi, detto tra noi, fa cagare, fa veramente cagare», hanno annotato gli investigatori in un'intercettazione del 27 novembre 2014 tra Marco Valadè e il collega Fabio Bestetti.
I chirurghi, che nelle strutture private hanno libertà di scelta delle protesi, utilizzavano i prodotti della società francese nonostante i dubbi sulla qualità. Ed è qui che, secondo la procura di Monza, l'azienda francese interveniva con regali o compensi bonus. Ovviamente tutto alle spalle degli ignari pazienti, soprattutto anziani, utilizzati come cavie.








