
C’è anche lo Storico Carnevale di Ivrea con il suo protocollo Arance Frigie, tra gli esempi virtuosi di lotta alle infiltrazioni mafiose nella filiera produttiva agroalimentare. Se ne è parlato giovedì scorso al Polo Universitario Officine H di via Monte Navale 2, nel corso della presentazione del rapporto Coldiretti sulle Agromafie, realizzato in collaborazione con Eurispes.
Il documento descrive e denuncia la presenza di organizzazioni mafiose nella gestione della filiera del cibo che finisce quotidianamente sulle nostre tavole: dalla produzione al trasporto, fino alla distribuzione e alla vendita. Un giro d’affari enorme che pertanto attrae sempre di più l’interesse delle organizzazioni criminali, tanto che il volume d’affari annuale delle agromafie è stimato in 21,8 miliardi di euro con un balzo del 30% nell’ultimo anno.
Tra le best practice di contrasto al fenomeno, anche il Protocollo delle Arance frigie, l’accordo firmato nel 2015 che garantisce che le arance utilizzate nello Storico Carnevale di Ivrea sono certificate, ovvero libere dallo sfruttamento e dal caporalato, una pratica sempre più diffusa nelle campagne italiane dove i lavoratori, il più delle volte stranieri, vengono sfruttati, malpagati, non contrattualizzati e spesso ridotti in semi-schiavitù.
La serata è stata organizzata dai firmatari del Protocollo Arance Frigie, ovvero il Comune di Ivrea, la Fondazione dello Storico Carnevale d’Ivrea, l’Associazione Aranceri, la Fondazione Benvenuti in Italia e Libera Piemonte.








