
Usura ed estorsione erano i punti saldi di due distinte organizzazioni criminali fermate ieri mattina dalla Polizia a Torino e provincia. Sedici persone, legate a cosche della ‘Ndrangheta, sono state arrestate nell’ambito di due operazioni denominate “Criminal Consulting" e "Pugno di Ferro". La prima operazione ha messo in ginocchio la cosca capeggiata dal pregiudicato Vittorio Ceretta. I membri sono responsabili di associazione per delinquere finalizzata all’usura, alla truffa, alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, alla malversazione a danno dello Stato, all’esercizio abusivo di attività finanziaria, all’intestazione fittizia di beni, al riciclaggio.
La seconda, invece, ha colpito l'organizzazione criminale capeggiata dal sorvegliato speciale Renato Macrì, esponente della 'Ndgrangheta facente capo alla consorteria Ursino-Scali-Macrì di Gioiosa Jonica (Reggio Calabria). I reati contestati sono usura, estorsione, riciclaggio, intestazione fittizia di attività finanziarie con l’aggravante del metodo mafioso. Oltre agli arresti, i poliziotti hanno indagato altre 29 persone per i reati di truffa, usura, estorsione, intestazione fittizia di beni, corruzione. Sequestrato anche denaro fonte di provento delle attività illecite. Inoltre gli agenti hanno eseguito il sequestro di beni e immobili, riconducibili agli indagati, per un importo complessivo di circa 3 milioni di euro.
Dall’attività investigativa si è delineato un terzo filone derivante dai prestiti a tasso usuraio elargiti dal pluripregiudicato Vittorio Raso - attualmente latitante per altri provvedimenti cautelari già emessi dall’Autorità Giudiziaria torinese - in collaborazione con alcuni suoi stretti familiari, nonché con l’aiuto delle mogli di alcuni esponenti apicali del clan calabrese dei Crea originari di Stilo (RC) e facenti capo ad Adolfo Crea.
Secondo le indagini i membri del sodalizio criminale davano vita a società fittizie intestate a teste di legno per ottenere finanziamenti pubblici ed erogazioni di denaro da parte di banche con cui poi prestare denaro a tassi di usura. I proventi di questa attività andavano a consolidare le casse della ‘ndrangheta. Sono oltre 30 le parti offese, in gran parte istituti di credito. Tra questi figura anche Finpiemonte, la finanziaria della Regione Piemonte.
Una parte dell'indagine, tutta canavesana, è partita dalla denuncia di un carrozziere titolare di una officina in un paese dell'eporediese. Nell'indagine è stato arrestato anche un finanziere in servizio a Ivrea che dovrà rispondere di tentata estorsione, omissione di denunce, falso ideologico, truffa ai danni dello Stato, peculato, accesso abusivo ai sistemi informatici.








