
Il cerchio si stringe attorno a Ferdinando Genovese alias "il calabrese", l'uomo arrestato ieri con l'accusa di aver strangolato ed ucciso Benito Peloso per una manciata di euro.
A rendere noti i particolari delle indagini, questa mattina ad Ivrea, è stato il procuratore capo Giuseppe Ferrando che ha ricostruito il legame tra la vittima e l'eporediese. I due si sarebbero conosciuti sette anni fa attraverso la famiglia Basile. L'uomo era già stato visto entrare nell'alloggio del pensionato da alcuni vicini. È stata proprio la segnalazione di uno dei condomini ad indirizzare le indagini.
Un vicino avrebbe segnalato la presenza del Genovese di fronte all'ingresso della palazzina la mattina dell'omicidio, fermo di fronte al cancello, come se aspettasse qualcuno. Sentito dai carabinieri, Genovese non solo ha negato di aver a che fare con la vicenda, ma ha anche negato di essersi presentato li, raccontando che il primo aprile si trovava a Sondrio. Un luogo dove effettivamente si è recato, ma solo il giorno successivo, il 2 aprile, per svolgere qualche piccolo lavoro a casa di un amico. Non solo, la notte precedente l'omicidio, Genovese era stato fermato a Vercelli dalla Polizia Stradale nonostante avesse più volte ribadito di aver dormito a casa.
Ad aggravare la posizione di Genovese anche i suoi numerosi tentativi telefonici di cercare qualcuno che gli fornisse un alibi. Una delle persone contattate dal malvivente risulta indagata con l'accusa di ricettazione. Gli inquirenti hanno il sospetto che possa aver incassato i 700 euro frutto della rapina. A far crollare qualunque alibi è stato il riscontro fornito dai Ris di Parma, che dopo decine di campionamenti effettuati tra gli amici della vittima, hanno isolato il Dna di Genovese, sotto le unghie del pensionato.
Secondo una prima ricostruzione l'omicidio sarebbe avvenuto dopo le 11 e la carta igienica ritrovata nella gola dell'anziano sarebbe stato solo il maldestro tentativo di non farlo urlare. Non è escluso che in passato l'arrestato avesse chiesto al pensionato piccole somme di denaro, per coprire i suoi vizi, dal gioco alle prostitute. Genovese è attualmente detenuto in carcere a Ivrea con l'accusa di omicidio volontario pluriaggravato, a causa della motivazione, dell'età e delle precarie condizioni di salute del pensionato ucciso.















