
Una sola certezza. Benito Peloso, il pensionato di 76 anni residente in via De Gasperi a Ivrea, non è morto per cause naturali. L’autopsia ha confermato quello che, da giorni, era ormai il sospetto degli inquirenti. Quel foglio di giornale in gola e quei segni di compressione sul corpo, possono significare solo una cosa: Benito Peloso è stato assassinato.
In casa mancano 700 euro. La pensione ritirata qualche giorno prima di mercoledì, giorno in cui l’uomo è stato trovato morto nel bagno di casa. Il decesso risalirebbe ad almeno tre giorni prima. La rapina, però, potrebbe essere solo una copertura. Il killer ha agito con perizia, chiudendo il pensionato nel bagno e portando con se la chiave della serratura. Solo la porta all’ingresso è rimasta socchiusa. Sono stati i vicini di casa, dopo due giorni che non vedevano Peloso, a chiamare i soccorsi. Tutto inutile, ovviamente.
Il killer, quindi, ha almeno quattro giorni di vantaggio rispetto agli inquirenti, qualora avesse deciso di scappare altrove. Non solo: la scena del crimine è stata pesantemente inquinata dall’intervento di soccorritori e inquirenti, dal momento che nessuno, all’inizio, ha ipotizzato si potesse trattare di omicidio. I carabinieri, insieme ai tecnici della scientifica, hanno già effettuato nell’abitazione del pensionato, numerosi sopralluoghi. Sono emerse molte impronte: tra queste potrebbe esserci anche quella dell’assassino. Determinanti potrebbero risultare i dati registrati dalle celle telefoniche della zona che saranno accuratamente analizzati dagli investigatori.
Le ipotesi, fin qui, sono le più disparate. Nessuno crede alla rapina fine a se stessa. C’è altro dietro l’assassinio del pensionato che, tra l’altro, quando ha fatto entrare il killer in casa, vestiva con giacca e cravatta. Il “vestito buono”, forse indossato per ricevere quello che, qualche istante dopo, si sarebbe tramutato nel suo assassino.








