IVREA - Muore ad appena dodici anni cadendo dalla parete di roccia: il processo riparte da capo

Riparte da capo il processo per la morte del giovane Tito Traversa di Ivrea, 13 anni, promessa italiana del free climbing, che ha perso la vita in Francia il 3 luglio del 2013 dopo tre giorni di coma, a seguito di una caduta mentre scalava una parete di roccia a Orpierre, in Alta Provenza. Il giudice Rossella La Gatta è stata trasferita in un'altra sezione del tribunale di Torino. Quindi, come previsto dal codice di procedura penale, il processo ricomincerà da capo con un altro giudice. Prima udienza il prossimo sei dicembre.

Tre le persone rinviate a giudizio già nel giugno del 2016. Nicola Galizia, Carlo Paglioli e Luca Giammarco. Il primo è l’istruttore responsabile del gruppo che, in quei giorni, si trovava in Francia per arrampicare. Paglioli, invece, è il rappresentante della Aludesign, l’azienda produttrice delle attrezzature. Giammarco, infine, è il legale rappresentante della Bi-Side, la palestra di Torino che aveva organizzato la gita in Francia. Le indagini della procura di Torino sono state coordinate dal pubblico ministero La Rosa. I genitori di Tito Traversa si sono costituiti parte civile.

Secondo gli accertamenti della procura, il giovanissimo campione eporediese non commise nessun errore nella sua arrampicata sulla parete di roccia il giorno dell'incidente che gli costò la vita. Otto dei dodici attacchi dell'attrezzatura di sicurezza, infatti, risultarono montati male. Questo provocò la caduta e il successivo decesso del ragazzo. Secondo la procura quell'incidente non fu provocato da una fatalità.