
Si è chiuso oggi al tribunale di Torino con una condanna e due assoluzioni il processo per l'incidente di Orpierre, in Francia, in cui, il 3 luglio 2013, morì Tito Traversa, 12 anni di Ivrea, promessa dell'arrampicata sportiva. Il tribunale ha inflitto due anni di reclusione all'istruttore del ragazzo. Sono stati assolti, invece, il titolare della scuola di arrampicata e l'imprenditore bergamasco che produsse una parte dell'attrezzatura utilizzata dal 12enne.
L'istruttore di arrampicata condannato è Nicola Galizia. Assolti per non aver commesso il fatto il responsabile della scuola Luca Gianmarco e il produttore dei gommini dei moschettoni che erano stati montati male, Carlo Paglioli. Il pubblico ministero La Rosa aveva chiesto la condanna anche di quest'ultimo per non aver inserito le istruzioni del montaggio insieme ai gommini, contribuendo così alla caduta e alla morte del 12enne di Ivrea.
Le indagini hanno stabilito che il 3 luglio 2013, quasi tutti gli appigli erano stati montati male. Un gommino, a causa del peso, si ruppe e il giovane arrampicatore cadde nel vuoto per oltre venti metri. Morì in ospedale, a Grenoble, dopo due giorni di coma. I tre erano finiti a processo per omicidio colposo in concorso. Per il giudice Maria Iannibelli il mancato controllo dell'attrezzatura il giorno dell'incidente spettava unicamente all'istruttore del ragazzo.








