IVREA - Muore a soli tredici anni sulla parete di roccia: i genitori chiedono giustizia
Mercoledì 29 giugno il gip del tribunale di Torino sarà chiamato a decidere sul rinvio a giudizio delle tre persone finite nel registro degli indagati per la morte di Tito Traversa, il campioncino canavesano di arrampicata che morì, tre anni fa, dopo la caduta da una parete di roccia ad Orpierre, in alta Provenza. Tito Traversa, considerato una giovane promessa e già conosciuto in tutto il mondo per la sua bravura sportiva, era nato a Ivrea, dove abitava con la famiglia. Sono proprio i genitori, adesso, a chiedere giustizia. Perchè nel corso delle udienze preliminari del processo che si aperto a Torino, due dei tre imputati sono risultati senza assicurazione al momento dell'incidente. Anche il responsabile della società che, secondo la procura, avrebbe organizzato la gita in Francia ha confermato, davanti al gip, che la società non attivò nessuna polizza assicurativa. 
 
Di più: l'uomo ha anche affermato che non fu la società ad organizzare la gita a Orpierre. Era senza assicurazione anche l’istruttore di arrampicata responsabile del gruppo di ragazzi che prese parte alla spedizione in Francia. Di fatto due dei tre soggetti per i quali la procura di Torino ha chiesto il rinvio a giudizio respingono le responsabilità, ipotizzando che quella gita in Francia, in realtà, fosse solo una sorta di campus estivo privo di ogni controllo o responsabilità da parte degli organizzatori. Circostanza che viene respinta con forza dalla famiglia di Tito Traversa.
 
A giudizio rischia di finire anche l'azienda che produsse le attrezzature utilizzate quel giorno per l'arrampicata. Le indagini hanno stabilito che il 3 luglio di tre anni fa, quasi tutti gli appigli erano stati montati male. Un gommino, a causa del peso, si ruppe e il giovane arrampicatore cadde nel vuoto per oltre venti metri. Morì in ospedale, a  Grenoble, dopo due giorni di coma. Secondo le indagini della procura torinese, condotte insieme ai colleghi francesi, nessuno tra i responsabili della gita e tra gli istruttori controllò il regolare montaggio dell’attrezzatura e, a quanto pare, nessuno di loro presenziò nemmeno all’arrampicata del giovane eporediese.
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