
IVREA - Riceviamo e volentieri pubblichiamo una lettera-appello di un gruppo di ex dipendenti di Manitalidea, l'azienda di Ivrea in amministrazione straordinaria sul quale (da troppo tempo) è calato il silenzio. Una situazione di stallo che preoccupa ulteriormente i lavoratori.
«Siamo un gruppo di circa trenta ex dipendenti Manitalidea S.p.A., capogruppo del Consorzio Stabile Manital Scpa (con un bacino complessivo di oltre 10.000 lavoratori interessati), storica azienda di servizi del Canavese nata nel 1993 in risposta alla crescente domanda di terziarizzazione di servizi avanzati alle aziende, con la sede legale ad Ivrea che, nei suoi anni di massima espansione, contava oltre 4.000 lavoratori su tutto il territorio nazionale, con appalti pubblici e privati. Un’azienda strutturata, con un forte indotto locale e un’impostazione manageriale di stampo olivettiano, guidata da un presidente proveniente proprio da quella scuola.
Nel 2019, per un migliaio di dipendenti, è iniziato l’incubo: non abbiamo percepito gli stipendi dalla 14esima mensilità fino a dicembre dello stesso anno. Nel gennaio 2020 l’azienda è stata posta in amministrazione straordinaria e tutti i dipendenti sono stati costretti a insinuarsi al passivo presso il Tribunale di Torino, sezione fallimentare. Da allora sono trascorsi sei anni. Sei anni di silenzi assordanti.
I commissari straordinari, che avrebbero dovuto: mappare e verificare tutti i crediti, gestire l’azienda durante la procedura, valutare e attuare un programma di risanamento o cessione, informare i creditori e i vari enti legali con relazioni periodiche, liquidare i crediti iniziando dai lavoratori in quanto creditori di privilegio; negli anni sono anche cambiati dal Ministero delle Imprese, ma nessuno di noi ha mai ricevuto alcuna comunicazione concreta sul destino dei nostri crediti, nè positiva nè negativa. Siamo completamente al buio. Sei anni senza alcuna informazione è fuori scala rispetto ai tempi normali.
Il cambio di commissari ha rallentato ulteriormente, ma non giustifica il silenzio. L’azienda aveva un ruolo enorme nel Canavese e l’impatto sociale è stato ignorato, anche dalle autorità locali. Parliamo di migliaia di famiglie coinvolte, di un territorio che ha perso un pilastro economico e sociale, e di lavoratori che ancora oggi attendono ciò che hanno regolarmente guadagnato. Abbiamo tentato ogni strada legale possibile, ma senza ottenere risposte. Chiediamo solo visibilità, affinché questa vicenda non venga dimenticata e affinché qualcuno si assuma finalmente la responsabilità di dare risposte chiare ai lavoratori». Lettera firmata








