Una donna di Strambino di 54 anni si è incatenata questa mattina ai cancelli del tribunale di Ivrea per protestare contro i tempi infiniti della giustizia italiana. Tra le mani aveva anche una bottiglietta di alcol e cartello con su scritto: «Voglio la mia udienza. Con quale diritto questo Tribunale mi ha tolto 15 anni di alimenti?».
Il procuratore capo d'Ivrea, Giuseppe Ferrando, dopo una rapida trattativa con i carabinieri, ha ricevuto la donna nel suo ufficio e le ha promesso il suo aiuto. La storia della donna risale al 1998 quando si separa dall'allora convivente dal quale ha avuto un figlio ed una figlia (che oggi hanno 19 e 17 anni). L'uomo, però, non riesce a versare la quota di 500 euro mensili che il tribunale ha stabilito per il mantenimento dei ragazzi. Il procedimento giudiziario va per le lunghe. La donna è allo stremo ma l'udienza del processo civile è stata comunque rinviata al dicembre di quest'anno.
Colta dalla disperazione, la donna, questa mattina, ha deciso per un gesto dimostrativo forte. Una storia, la sua, condita da un altro evento drammatico. Nel 1993 la donna perse una figlia, Manuela, allora 15enne, trovata carbonizzata in un casolare di frazione Cerone a Strambimo. Ad ucciderla fu Pietro Ballarin, detto "Ringo", a quel tempo fidanzato di Manuela. Oggi Ballarin si trova ancora in carcere, alle Vallette di Torino.








