IVREA - Battaglia legale: il caso del «caro estinto» arriva alla Corte Suprema

IVREA - Prosegue il processo del «caro estinto» negli ospedali di Ivrea e Cuorgnè. La battaglia legale si arricchirà di un nuovo capitolo dopo che il tribunale di Ivrea ha condannato per corruzione, con pena ridotta dalla Corte d’Appello di Torino, quattro operatori delle camere mortuarie. A breve, infatti, il caso sarà giudicato anche dalla Corte Suprema.

Già il secondo grado di giudizio aveva portato delle novità. La pena di Mauro Colmuto, di 61 anni residente a Cascinette, e la 55enne Daniela Cappelli, anche lei residente a Cascinette, hanno patteggiato, rispettivamente, un anno e due mesi e nove mesi di pena, a fronte di due anni e cinque mesi e due anni e due mesi che erano stati comminati loro in primo grado dal collegio giudicante di Ivrea. Entrambi sono stati difesi dall’avvocato Pio Coda.

Due loro colleghi, Gian Piero De Filippi e Gianni Biolatti, difesi dailegali Paolo Maisto e Massimo Strumia, hanno invece proposto il ricorso in Cassazione. Se ne riparlerà, quindi, il 6 settembre. Gian Piero De Filippi, di 55 anni di Busano, è stato condannato a un anno in appello, mentre Gianni Biolatti, di 45 anni di San Giusto Canavese, a un anno e quattro mesi.

La sentenza d’appello ha concesso agli imputati la sospensione condizionale della pena. Tuttavia, ha riconosciuto la presenza dei reati di corruzione (per il sistema delle «mance») e truffa (per Biolatti e Capelli accusati di aver passato il badge di Colmuto, assente a lavoro). Non è stata riconosciuta alcuna condanna invece ai titolari delle agenzie funebri. L’Asl To4, difesa dall'avvocato Andrea Castelnuovo, si era costituita parte civile ricevendo una provvisionale di 15 mila euro. (C.R.)