
IVREA - Andrea Pagani Pratis, 47 anni, è morto il 7 gennaio dello scorso anno nel carcere di Ivrea per un edema polmonare. Era detenuto da tempo e da sei giorni segnalava sintomi piuttosto chiari: febbre, tosse persistente e un forte malessere generale. Nonostante tre visite mediche in momenti diversi, nessuno dei sanitari in servizio avrebbe disposto esami diagnostici, cure adeguate o un trasferimento in ospedale.
Ora la Procura di Ivrea, con il pubblico ministero Valentina Bossi, chiede il rinvio a giudizio per tre medici della casa circondariale. Sono accusati di omicidio colposo nell’esercizio della professione sanitaria. L’accusa sostiene che la morte di Pagani Pratis poteva essere evitata, se fosse stato seguito un protocollo medico adeguato.
L’udienza preliminare è fissata per il 5 febbraio. In quell’occasione, la madre e il fratello del detenuto si costituiranno parte civile. Il caso ha riacceso il dibattito sulle condizioni sanitarie all’interno delle carceri italiane, dove la mancanza di risorse e una gestione spesso superficiale possono avere conseguenze fatali. Il procedimento giudiziario dovrà chiarire se si sia trattato di una tragica fatalità o di una negligenza medica evitabile.








