
IVREA - Chiusa fino a data da destinarsi la sede Comdata di Ivrea. E' quanto ha stabilito l'azienda, ieri pomeriggio, insieme ai sindacati, in virtù di quattro dipendenti risultati positivi al coronavirus. Il quarto caso è stato confermato questa mattina. Comdata, che si occupa di call-center e occupa ad Ivrea circa mille lavoratori, sta avviando il telelavoro per far fronte a diverse commesse. I sindacati hanno richiesto l'immediato accesso alla cassa integrazione straordinaria. «Siamo vicini a tutte le lavoratrici e i lavoratori e soprattutto ai colleghi risultati positivi, per i quali l'azienda ci conferma che sono stati fortunatamente dimessi dall'ospedale e sono a casa in quarantena», fanno sapere i rappresentanti sindacali dei lavoratori.
Rifondazione Comunista Ivrea chiede di fermare le produzioni e i servizi non indispensabili. «E’ accaduto quanto era immaginabile accadesse con tre casi di positività nella più grande azienda dell’eporediese, dove i dipendenti sono per lo più impiegati nei servizi di call center e lavorano a stretto contatto fra loro, condividono postazioni, uno dei luoghi di lavoro più a rischio per la diffusione di un epidemia. Era questione di tempo perché l’azienda si è mossa con ritardo nell’attuare le misure di sicurezza per contenere il contagio - dice Cadigia Perini, segretaria del Circolo - i lavoratori denunciano che fino all’inizio della settimana scorsa lavoravano ancora praticamente gomito a gomito, i team leader e i supervisor giravano per le postazioni senza mascherine né guanti, non vi erano misure stringenti per l’uso degli spazi comuni».
«Con un pensiero di vicinanza ai lavoratori di Comdata Ivrea colpiti dal coronavirus e a tutte e tutti i loro colleghi, invitiamo le lavoratrici e i lavoratori davanti a non adeguati livelli di protezione di rivolgersi senza indugio ai loro Rls che possono fermare le attività lavorative in caso di pericolo per la salute - aggiunge Perini - come Rifondazione Comunista abbiamo chiesto fin da subito il fermo di tutte le produzioni e i servizi non essenziali come unica soluzione per contenere il contagio e garantire la tutela di lavoratrici e lavoratori e destinare tutti i dispositivi di protezione individuale agli operatori sanitari e ai lavoratori dei servizi essenziali. La priorità del paese oggi deve essere la salute di tutte e tutti, lavoratrici e lavoratori compresi».








