
CANAVESE - Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa da parte degli infermieri del Nursind che hanno affrontato le criticità e le difficili condizioni di lavoro dei pronto soccorso e dell'emergenza territoriale. Il sindacato delle professioni infermieristiche ha annunciato un esposto alle procure di Ivrea e Torino. Il Nursind segnala che sono arrivate alle aziende sanitarie, da parte della Regione Piemonte, le linee di indirizzo per il controllo e la gestione del tempo di permanenza nei pronto soccorso in attesa di ricovero e del sovaffollamento nei reparti di pronto soccorso.
«Secondo gli atti normativi il tempo di permanenza in pronto soccorso in attesa di ricovero è di due ore - spiegano il segretario regionale del Nursind, Francesco Coppolella, e quello territoriale Giuseppe Summa - ma i dati di Torino e provincia vanno dai due ai sette giorni. Dai dati in nostro possesso e dalle informazioni ricevute dai colleghi che operano in questi importanti e fondamentali settori apprendiamo che i codici avente caratteristiche di urgenza sono generalmente rispettati, lo sono molto meno gli altri che quasi sempre raddoppiano e/o triplicano. I tempi di rivalutazione del paziente in attesa di visita inoltre sono resi complicati dalle condizioni di sovraffollamento e non sempre possono essere rispettati».
In Canavese una delle situazioni più critiche di tutta la provincia di Torino. Secondo i dati snocciolati dal Nursind, infatti, i tempi di attesa per il ricovero al pronto soccorso di Chivasso vanno da tre a sette giorni. Un po' meglio a Ciriè e Ivrea dove l'attesa si riduce tra i due e i tre giorni. Ovvio che questi numeri non rispettano neanche lontanamente le linee guida.
«La presenza di pazienti in attesa di ricovero per molti giorni che si sovrappongono comporta un carico di lavoro che assorbe molte risorse di personale. Sono parecchie decine di pazienti, anche gravi che necessitano di essere monitorati e assistiti. La condizione di sovraffollamento e di forte criticità dei nostri pronto soccorso sono armai da considerarsi condizioni di normalità e non di eccezionalità». Questo si traduce in un servizio che grava in maniera pesantissima sulle spalle del personale (senza contare le aggressioni ormai giornaliere) con carichi di lavoro esorbitanti che rischiano di penalizzare gli utenti.
«Per questi motivi, questa mattina abbiamo inviato un esposto alla procura affinché possa essere verificato che le norme, le linee di indirizzo, le disposizioni di carattere nazionale e regionale che abbiamo fornito, trovino applicazione nelle nostre aziende sanitarie, ed accertare eventuali responsabiltà. Dai dati in nostro possesso, riteniamo che le disposizioni previste non trovino applicazione e che questo costringa gli operatori ad operare in condizioni di forte criticità che mettono in pericolo la salute e la sicurezza dei cittadini. Va cambiata l'organizzazione e potenziato il sistema territoriale: non possono essere gli operatori a pagare il prezzo delle inefficienze».








