
IVREA - Tempo di bilanci in vista di un nuovo anno per la «Casa delle donne Ivrea». Spazio di incontro e associazione da sempre impegnata contro le discriminazioni e violenze. Sono stati 12 mesi intensi per il sodalizio, al cui sportello si sono rivolte quasi una 60ina di donne. «L’anno 2021 è iniziato con il secondo lockdown – spiegano dal sodalizio eporediese - Già dal primo momento abbiamo avuto la sensazione che le convivenze obbligate: smart working, dad, disoccupazione creassero tensioni e intolleranze nelle coppie mal assortite e all’interno di famiglie problematiche. Conseguente la decisione di non chiudere, riorganizzare il servizio, cercare soluzioni diverse. Intanto per far sapere che si continuava ad essere presenti in una situazione dove i luoghi erano diventati infrequentabili tranne quelli per i beni di prima necessità. Sono stati affissi in tutte le farmacie – frequentate soprattutto dalle donne - dei volantini che riportavano il 1522, il numero nazionale antiviolenza e quello della Casa con le indicazioni per trovare risposte immediate e percorsi di aiuto».
«In quello stesso periodo di vuoto, con altre due associazioni impegnate nel campo del contrasto alla violenza domestica - Le Violette e Punto a capo, con il vice questore di Ivrea, in video conferenza, si è cercato uno scambio di informazioni per trovare modalità di intervento e collaborazione perché attraverso sensori diversi la preoccupazione dell’aggravarsi della pericolosità e della complessità dei casi era avvertita. Infatti con l’estate e con la ripresa delle attività di sportello nei locali sanitarizzati, con appuntamenti telefonici per non avere utenze simultanee, abbiamo incontrato situazioni cui le offerte tradizionali di ascolto, consulenza legale e sostegno psicosociale si dimostravano insufficienti. – aggiungono da La Casa delle donne - La pandemia aveva stravolto la routine dello sportello rivelando vicende molto complesse che richiedevano interventi di più attori, organismi e strutture assieme a necessità non differibili, per cui è apparso evidente che occorreva rivedere una diversa tessitura tra prestazioni interne ed esterne».
Comunque gli accessi gennaio-dicembre 2021 sono stati: 59, di cui 7 gennaio, 4 febbraio, 5 marzo, 4 aprile, 4 maggio, 6 giugno, 4 luglio, 4 agosto, 6 settembre, 9 ottobre, 2 novembre, 4 a dicembre. In totale 58 donne, un’adolescente indirizzata poi alla Associazione Violetta perché aveva bisogno di un trattamento di psicoterapia, con 51 minori relativi a 28 donne. La provenienza: Ivrea città 29, e le altre dai comuni dell’immediato hinterland. Le italiane 44, straniere 15. Fasce di età rappresentate dai 22 ai 65 anni. Il maggior numero di accessi: 22-35 (13), 40 (21), 50 (22), over 60 (3).
I motivi prevalenti della richiesta di colloquio concernono relazioni complesse e difficili in famiglia, separazione, aiuto per presenza figli minori, violenza fisica, psicologica, stalking. Presa in carico e tipo di intervento: 17% richieste multiple (legale+ psicologa/counselor/mediatrice familiare). 35% solo relazioni di aiuto (psicologa, counselor, mediatrice familiare) ,48% richieste di natura legale. E poi c’è il problema della sede ad Ivrea. «Tante idee, iniziative, risultati e poi…. la notizia dello sgombero della caserma Valcalcina, il giovedì sera 9 settembre nel corso di una riunione in Municipio con le associazione che da anni vi avevano trovato e organizzato una propria sede – aggiungono dall’associazione - Per la Casa delle donne come un pugno in faccia, improvviso inaspettato. Nella settimana successiva il Sindaco e la dirigente dell’Ufficio Patrimonio hanno offerto una sede provvisoria: Piazza Mascagni 11, ex Meeting Point. Una stanza, affrescata e cablata che, risponde alle attività individuali dello Sportello antiviolenza. Il nostro lavoro però non si configura come un ufficio, è un servizio con più attività collegate. Abbiamo bisogno di uno spazio più ampio dove svolgere nell’immediato le attività di counseling di gruppo e i Laboratori».
Da sottolineare che i laboratori, oltre al valore implicito hanno avuto come effetti collaterali, una promozione di immagine della Casa e l’avvicinamento di nuove volontarie, permettendo così, quel ricambio necessario alla sopravvivenza della associazione. «La vicesindaco Elisabetta Piccoli con un geometra del Comune hanno fatto anche visitare una serie di alloggi, purtroppo non adeguati alle nostre esigenze sia per problemi di spazi e di riservatezza, sia per le barriere architettoniche e mancanza di parcheggi. A nostra volta, per la solidarietà e disponibilità dimostrata, abbiamo visitato il Centro Gandhi e la sede della Croce Rossa, anch’essi con problemi analoghi. Il locale della Valcalcina era una specie di open space flessibile e ospitale, adeguato alle nostre attività attuali e future. Soprattutto spazioso infatti permetteva iniziative culturali e sociali con una capienza di circa 40/50 persone».
«Al momento possiamo usare locali i offerti dallo Zac e dal Pd ma, nell’attesa che si risolva positivamente il problema della Valcalcina o altro, avremmo potuto usare un locale contiguo a quello che ci è stato dato, apparentemente disponibile. E lo abbiamo richiesto al Comune motivandone la necessità, invece è stato concesso alla Associazione sclerosi multipla, anch’ essa sgomberata dalla Valcancina – concludono da La Casa delle Donne - ultimamente la vicesindaco Piccoli, nuovamente interpellata al riguardo in una occasione informale, ha detto che l’assegnazione allo AISM è provvisoria perchè anch’essa inadeguata, e che non appena libera è destinata alla Casa delle donne. Ha aggiunto che un ritorno alla vecchia sede è improbabile. L’edificio ha effettivamente problemi strutturali, il cui ripristino è antieconomico. Di conseguenza, con la stessa volontà e ostinazione, si andrà avanti, auspicando tempi migliori».








