
Fabio Vaccarono, eporediese, Country director di Google Italia racconta a QuotidianoCanavese.it la sua ricetta per riportare l'ITC al centro dello sviluppo del territorio. Parole d'ordine: competenza, studio e coraggio. Perché nei colossi della Silicon Valley c'è più «Olivetti» di quanto si immagini. «Il Canavese - spiega Vaccarono - vista la cultura accumulata in un secolo di successo industriale ha tutti i requisiti in termini di competenze professionali della capacità di fare distretto, sistema. Mi piacerebbe poter pensare, potermi illudere di avere lì una piccola Silicon Italy. Quale territorio migliore di Ivrea, del Canavese?».
Il polo canavesano potrebbe fare da contraltare al parco tecnologico di Pisa. Solo un territorio dinamico può pensare di crescere e diventare un nuovo centro per la cultura digitale. «Bisognerebbe arrestare la fuga dei cervelli, se uno pensa a una persona che nasce li e cresce in un posto bellissimo come è capitato a me poi appena finiti gli studi o ancora prima piglia e va via». Il passato deve essere una sfida, non una zavorra per le nuove idee.
«In Canavese c'è il know how - conclude il manager di Google Italia - bisogna avere un po' di coraggio finanziario. Un modello interessante potrebbe essere quello della start up nation israeliana, in questo caso gli elementi che hanno permesso di creare la più potente Silicon valley del mediterraneo sono state proprio queste: una densissima densità di studi di scienziati di brevetti di Nobel, questa passione molto Adrianea per lo studio applicato ed una cultura finanziaria di venture capital di sostegno alle imprese. Per il sistema finanziario italiano un po' asfittico è la terza gamba, ci va un po di coraggio ed una cultura finanziaria ad hoc che non sempre è coerente con gli obiettivi ed i meccanismi di valutazione delle iniziative del nostro sistema bancario».








