IL PROCESSO - Amianto all'Olivetti: «Nessuno degli operai morti si è ammalato a Ivrea»
Quattordici operai morti per mesotelioma pleurico. Ma nessuno di questi si sarebbe ammalato per l'amianto respirato (potenzialmente) negli stabilimenti Olivetti del Canavese. E' una deposizione shock quella rilasciata dall'ingegner Francesco Messineo che l'altra mattina, al processo Olivetti in corso a Ivrea, ha deposto come consulente della Telecom. «A mio modo di vedere - ha detto l'ingegnere - queste persone si sono ammalate prima di lavorare in Olivetti perchè hanno operato in ambienti di lavoro dove veniva usato l’amianto». Il riferimento va a quei lavoratori che, prima di trovare un posto a Ivrea, hanno lavorato come fabbri, operai edili e impiantisti. Conclusione: «L’attenzione dell’azienda per la sicurezza dei lavoratori è sempre stata altissima».
 
L’impressione è che da qui alla fine del processo, il giudice Elena Stoppini dovrà fare i conti con consulenze che, tra accusa e difesa, non convergono nemmeno sulle virgole. La consulente dell’Inail (istituto che è anche parte civile nel processo), Maria Gullo, ha ribadito, ad esempio, che le campionature sulla presenza di amianto negli stabilimenti dell’Olivetti «non sarebbero state eseguite correttamente». Questo avrebbe fatto emergere la pericolosità delle fibre troppo tardi. «I campionamenti - ha detto Maria Gullo - sarebbero stati effettuati sull'ambiente di lavoro con la microscopia ottica. Invece avrebbero dovuto essere eseguiti in modo più specifico, analizzando le lavorazioni e le postazioni di lavoro dei dipendenti».
 
Francesco Messineo, invece, ha sottolineato che Olivetti aveva varato un «comitato di sicurezza» che si riuniva almeno dieci volte all’anno. «Ci sono tutti i verbali che certificano le attività che l'azienda ha messo in campo per garantire la sicurezza dei lavoratori. Contro polvere, fumi e vapori». Nella sua deposizione il consulente ha sottolineato come in alcuni verbali si citi un’ispezione degli stabilimenti richiesta da Olivetti nel 1969. In quell’occasione i tecnici della Clinica del Lavoro di Milano analizzarono gli stabilimenti per 155 giorni. «L’ispezione - ha precisato il consulente – non ha dato rilievi sulla polverosità delle lavorazioni a base di talco. Secondo i dati quel talco non era contaminato».