GIUDIZIARIA - Assolti i giornalisti Mauro Giubellini e Santo Zaccaria
Assolti perchè non hanno diffamato nessuno. Tantomeno il Comune di Prascorsano. La sentenza della Corte d'Appello di Torino, in questo periodo particolarmente delicato per i giornali e i giornalisti, suona come un inno alla libertà di stampa e al diritto di cronaca. I colleghi Mauro Giubellini e Santo Zaccaria (difesi dall'avvocato Danilo Pastore) sono stati assolti dall'accusa di aver diffamato e danneggiato, sull'allora settimanale «Il Canavese - Sole delle alpi», il Comune di Prascorsano. In primo grado i due giornalisti (direttore e collaboratore) erano stati pesantemente condannati dal tribunale d'Ivrea al pagamento di oltre 50 mila euro in solido all'amministrazione prascorsanese (tutte a carico dei giornalisti perchè, nel frattempo, il giornale ha cambiato editore).
 
Al vaglio del tribunale tre articoli scritti tra gennaio e febbraio del 2011. Oggetto: l'acquisto di un fuoristrada (nella foto) da parte del Comune da destinare alla protezione civile del paese. Smontando pezzo per pezzo la condanna inflitta ai giornalisti dal giudice eporediese Carlo Maria Garbellotto, i giudici della Corte d'Appello hanno ribaltato la sentenza, tanto che toccherà al Comune di Prascorsano pagare anche le spese legali per un totale di oltre 16 mila euro.
 
«L'esame dei tre articoli sui quali si basa la domanda non rivela in alcun modo gli estremi di un fatto illecito e segnatamente del reato di diffamazione» scrive il presidente della corte, Giorgio Riccomagno, che, analizzando ogni singolo articolo constestato dall'allora amministrazione di Prascorsano, addirittura si sorprende della lettura che ne ha dato, in primo grado, il giudice d'Ivrea. Ponendo, oltretutto, dei dubbi anche sulle decisioni del Comune in merito all'acquisto del mezzo per la protezione civile: «Ipotizzare l'irregolarità fiscale dell'operazione (come è stato fatto negli articoli ndr) non è per nulla peregrino - scrive il giudice - essendo pacifico che chi emetteva fattura non era il reale proprietario del mezzo ma che il tutto serviva soltanto a far quadrare l'operazione dal punto di vista formale».
 
«Sull'indicazione del valore di un mezzo usato - sottolinea la Corte d'Appello - vige la più vasta libertà di opinione, non esistendo alcuna quotazione ufficiale. Un'opinione diverse non è, per definizione, un'affermazione menzognera». Frase che è stata più volte ripetuta nella sentenza, a conferma che i giudici hanno visto nell'operato dei giornalisti un normale esercizio del diritto di cronaca.