FAVRIA - Truffe, la prevenzione nasce dalla conoscenza - FOTO

FAVRIA - Una comunità attenta, partecipe, desiderosa di capire e di proteggersi. È questo il clima che si è respirato a Favria giovedì 26 febbraio 2026, dalle 15 alle 17, durante il pomeriggio dedicato alla prevenzione delle truffe, un incontro nato dal desiderio concreto del nascente “Gruppo Pensionati e non”, di offrire strumenti utili alla cittadinanza di fronte a un fenomeno sempre più diffuso e sofisticato.

Non un semplice appuntamento informativo, ma un momento di vera collaborazione tra chiesa e istituzioni, unite dall’obiettivo comune di tutelare la serenità delle persone. Ad aprire l’incontro è stato don Gianni Sabia, che ha ringraziato i presenti e sottolineato il valore profondo della sinergia tra realtà ecclesiale e amministrazione civile. La sicurezza, ha ricordato, non è soltanto una questione di ordine pubblico, ma riguarda la qualità della vita, la fiducia reciproca, la tranquillità delle famiglie.

Accanto al parroco era presente il sindaco Vittorio Bellone, che ha ribadito quanto sia fondamentale “fare rete”. Ha ricordato come l’idea di organizzare un incontro dedicato alla prevenzione fosse nata già alcuni anni fa, in un primo confronto con il comandante della locale Stazione dei Carabinieri. Un progetto rimasto in sospeso per varie ragioni, ma che non è mai stato dimenticato e che oggi ha trovato finalmente realizzazione grazie alla collaborazione tra parrocchia, Comune e forze dell’ordine.

Il cuore del pomeriggio è stato l’intervento del comandante della stazione dei carabinieri di Rivarolo Canavese, il luogotenente carica speciale Alfonso Lombardo, affiancato dal carabiniere Samuele Battisti. Con linguaggio diretto, esempi concreti e grande chiarezza, il comandante ha accompagnato i presenti in un percorso di consapevolezza, spiegando che le truffe non colpiscono soltanto gli anziani: nessuno è immune. Ha citato anche il caso di un giovane che ha perso oltre ventimila euro, dimostrando che vulnerabilità e raggiro non hanno età.

Il meccanismo delle truffe si fonda quasi sempre su due leve psicologiche: vulnerabilità e urgenza. I truffatori creano situazioni di emergenza: un figlio arrestato, un incidente improvviso, un parente in ospedale, per impedire alla vittima di riflettere. Si presentano come appartenenti alle forze dell’ordine, avvocati, funzionari di banca o tecnici di servizi pubblici. Parlano con tono deciso, insistono, mettono fretta. La regola fondamentale è una sola: interrompere il meccanismo. Riagganciare. Verificare. Nessun appartenente all’Arma dei carabinieri chiede denaro al telefono, né vieta di chiudere la chiamata. In caso di dubbio, occorre riagganciare e chiamare direttamente il 112 o la caserma per avere conferma.

Un passaggio particolarmente importante ha riguardato l’identificazione dei falsi carabinieri che si presentano di persona. Il consiglio è chiaro: chiedere di vedere l’auto di servizio. Le pattuglie utilizzano mezzi ufficiali, riconoscibili e non replicabili, con livrea, lampeggianti e dotazioni specifiche. Un truffatore può fingersi appartenente alle forze dell’ordine, ma non può riprodurre fedelmente un’auto di servizio. La richiesta di verificare il mezzo rappresenta quindi un ulteriore strumento di tutela, semplice ma efficace.

Durante il pomeriggio sono state illustrate numerose tipologie di raggiro: la “truffa dello specchietto”, i falsi incidenti stradali, le telefonate che segnalano presunti bonifici non autorizzati, i messaggi che invitano a cliccare su link per bloccare pagamenti sospetti, i falsi tecnici che si presentano a domicilio, le chiamate dall’estero che prosciugano il credito telefonico, fino ai contratti attivati registrando un semplice “sì” pronunciato durante una conversazione. Grande attenzione è stata dedicata alle e-mail sospette. Non conta il nome scritto prima della chiocciola, ma il dominio che segue. I truffatori possono inventare qualsiasi intestazione, ma non possono utilizzare domini istituzionali ufficialmente registrati. È su quel dettaglio che bisogna concentrare l’attenzione.

Non sono mancati i consigli pratici sui pagamenti: evitare bonifici istantanei in situazioni dubbie, perché difficilmente recuperabili, e bloccare immediatamente la carta in caso di smarrimento o utilizzo sospetto, ancora prima di presentare denuncia. In luoghi affollati, inoltre, qualcuno potrebbe avvicinare un Pos portatile al portafoglio per effettuare pagamenti contactless sotto soglia: per questo è utile schermare le carte e prestare attenzione. Si è parlato anche di dispositivi applicati alle colonnine dei distributori di carburante per copiare i dati delle carte, di false case vacanza proposte online a prezzi troppo bassi con richiesta di caparra immediata, e delle truffe sentimentali che fanno leva sulla solitudine e sui sentimenti.

«Non c’è vergogna nel sentirsi soli, è stato ricordato, ma dietro uno schermo può esserci chiunque». Ampio spazio anche al fenomeno del trading online, definito “la truffa del momento”: piccoli investimenti iniziali, finti guadagni mostrati su piattaforme apparentemente credibili, richieste di ulteriori versamenti e, infine, la scomparsa degli interlocutori. Nel momento conclusivo, il comandante Lombardo ha invitato i presenti a riflettere su cosa portare a casa dall’incontro. Forse la calma. Forse il coraggio di riagganciare. Forse l’abitudine a verificare prima di fidarsi. Piccoli gesti che possono evitare conseguenze pesanti. Il pomeriggio si è chiuso in un clima sereno e costruttivo, con la consapevolezza che la prevenzione è un lavoro di squadra. Diffidare non è maleducazione, ma prudenza. Denunciare non è vergogna, ma responsabilità. Una Comunità informata è una Comunità più forte.

Un ringraziamento sentito e particolare è stato rivolto al comandante della stazione dei carabinieri di Rivarolo Canavese, il luogotenente Alfonso Lombardo, per la disponibilità, la competenza e la chiarezza dimostrate. La sua presenza ha rappresentato un segno concreto di vicinanza al territorio e la conferma che, quando istituzioni e cittadini camminano insieme, la sicurezza diventa davvero un bene condiviso. (Giorgio Cortese)