FAVRIA - Festa del ringraziamento dei coltivatori

Come ogni anno si svolge la Festa del Ringraziamento dei coltivatori che cade nel ricordo di Sant'Antonio Abate, e secondo la leggenda, la notte del 17 gennaio gli animali hanno la facoltà di parola... Se solo fosse vero, chissà quali frasi ci rivolgerebbero e cosa ci racconterebbero delle loro vite. Forse ci racconterebbero che abbiamo tutti comuni tradizioni agricole, di agricoltori e coltivatori. Prima del boom economico, moltissima gente aveva la stalla e accudiva la terra, magari alternandola al lavoro in fabbrica ma prima, nell’ottocento, prima della rivoluzione industriale la stragrande maggioranza dei nostri antenati lavorava la terra.

Adesso alle manifestazioni vediamo enormi mezzi agricoli che hanno sostituito i generosi buoi, i tenaci muli, gli umili asini ed i prestanti cavalli nel lavoro della terra. Ma senza i mezzi meccanici sempre più potenti e dotati di tecnologia all’avanguardia non sarebbero potuti sopravvivere gli agricoltori che patiscono come tutte le categorie, la crisi economica, ma loro oltre a questa crisi che ogni giorno morde, devono fare i conti con il tempo, sempre più bizzarro che aggiunge altro danno economico. Forse in queste circostanze, ci dobbiamo ricordare le nostre comune radici e ringraziare i coltivatori.

A Favria, Flavio Abbaà porta avanti questa tradizione. Quest’anno insieme ai priori 2018, Elisa Baima Besquet e Andrea Boetto. La manifestazione si terrà domenica 28 gennaio con alle ore 11 la Santa Messa a Favria, alle 12, in piazza della Repubblica di fronte al Comune, la tradizionale benedizione dei trattori e degli animali. Alle 13 il pranzo al salone polivalente. Queste manifestazioni servono ai coltivatori e a noi tutti per farci sentire uniti nel comune futuro, solo uniti vinceremo la sfida di portare avanti sani valori e difesa del territorio con gli agricoltori che sono le sentinelle dell’ambiente perché hanno l’interesse primario di preservarlo e coltivarlo al meglio.

Si, queste tradizioni che sono un ritorno alle nostre comuni radici sprigionano nei nostri animi il senso di appartenenza, una forza in grado di accomunare ed unirci come essseri umani. Ricordiamoci l’appartenenza non è solo lo sforzo quotidiano di vivere insieme civilmente, non vuole solo dire di volere bene agli altri, ma avere gli altri dentro di noi. Grazie coltivatori e agricoltori, guardiani delle nostri radici e del territorio per quello che ogni giorno fate con la dura fatica. (Giorgio Cortese)