
Bimbi lasciati senza cibo o acqua, punizioni di gruppo e gravi rimproveri all’indirizzo degli indisciplinati. E’ bufera sulla mensa delle scuole elementari di Favria. Sotto accusa il servizio di sorveglianza degli alunni affidato a una cooperativa del torinese e, in particolare, il comportamento tenuto nelle ultime settimane da un’educatrice. Secondo il racconto dei bambini la donna avrebbe più volte vessato i bimbi, costringendoli a punizioni umilianti. Martedì sera i genitori hanno incontrato il sindaco Serafino Ferrino e l’assessore Francesco Manfredi.
«Sono emerse situazioni disdicevoli – conferma il primo cittadino di Favria – tanto che abbiamo chiesto alla cooperativa di spostare immediatamente ad altri incarichi l’educatrice in questione». All’incontro di martedì erano presenti anche due responsabili della cooperativa che hanno assicurato al primo cittadino la rimozione dell’addetta. Per far fronte alle esigenze della scuola e del corpo insegnanti, il Comune ha affidato il servizio di sorveglianza dei bambini nell’orario mensa alla cooperativa con regolare bando di gara. «Dal primo gennaio cambierà tutto – dice Ferrino – perché il bando è in scadenza al 31 dicembre e ci stiamo attrezzando per fornire un servizio diverso».
I genitori, nel corso dell’incontro, hanno portato alla luce situazioni paradossali. In un caso pare che per punire un gruppo di bimbi un po’ agitato, l’educatrice non abbia esitato a metterli contro una parete della mensa. Senza contare quelli ai quali ha proibito di bere perché avevano rovesciato una caraffa d’acqua sul tavolo. Una bimba, alla quale l’educatrice ha negato la possibilità di recarsi in bagno, è stata costretta a farsi i bisogni addosso. Una bimba di prima elementare che, adesso, a causa dell’umiliazione, fatica a tornare in classe con la dovuta serenità. «Abbiamo chiesto alla cooperativa lumi sull’educatrice – dicono mamme e papà – il suo titolo di studio e le sue competenze, dal momento che per lavorare con i bambini sono previste determinate caratteristiche. Ovviamente non ci è stato fornito nulla».








