
CUORGNE' - Premesso: non è un pesce d'Aprile. A Cuorgnè si inizia a scalpitare per le amministrative d'autunno. Dovevano essere le amministrative di primavera ma il covid ha rinviato l'appuntamento con le urne dando modo a Beppe Pezzetto di entrare di diritto nella storia dei sindaci più «longevi» della città, visto che la sua amministrazione (bene o male) è durata oltre dieci anni. L'addio per legge dell'attuale primo cittadino, dopo il doppio mandato, apre a scenari imprevedibili. Vediamo cosa sta succedendo in città...
I DATI
Premessa doverosa. Cinque anni fa la squadra di Giuseppe Agostino Pezzetto detto "Beppe", «Cuorgnè in Movimento», vinse con 3032 voti pari al 59% del totale. Al duello sconfisse piuttosto nettamente l'ex sindaco Giancarlo Vacca Cavalot, «Moderati per Cuorgnè», rispedito all'opposizione per la seconda volta di fila con 2107 voti pari al 41%. Votarono allora in 5139, il 67% degli aventi diritto: più di tre cuorgnatesi su dieci, insomma, preferirono andare al mare. Alle scorse europee, nel 2019, a Cuorgnè stravinse la Lega con 1910 voti e il 44% del totale (poi il Pd 823 voti, 5Stelle 563, Forza Italia 388, Fratelli d'Italia 257). Confrontare i dati di elezioni differenti è impossibile ma vale come base di partenza per tentare di ipotizzare alcuni scenari.
ADDIO MARMELLATA ADDIO
L'addio di Pezzetto produrrà sicuramente la deflagrazione dell'attuale giunta, composta da una «marmellata» capace di mettere insieme anime di centrosinistra, centrodestra, indipendenti e persino monarchici. Marmellata che, va detto, è stata premiata dalle urne cinque anni fa dopo l'esperimento del primo Pezzetto. Che fosse il sindaco il collante della marmellata (l'elemento, diciamo così, "zuccheroso") non era in dubbio. E infatti lasciato vacante il posto, da mesi assistiamo sui social ad una subdola campagna elettorale dove assessori e consiglieri si prendono meriti e medaglie per le cose (più o meno) fatte. E nemmeno più una parola sulla «squadra», la giunta o il sindaco. Inevitabile. Così come la frantumazione in almeno due liste alle prossime elezioni.
CENTROSINISTRA
Il Pd sta cercando da settimane di tirare le fila della coalizione che fa riferimento all'area di centrosinistra. Sparando nomi nel mucchio. L'unica certezza è che il partito non ha intenzione, almeno per ora, di sostenere l'assessore uscente Davide Pieruccini che un po' si è autocandidato dopo l'esperienza di giunta. Il Pd avrebbe rivolto la sua attenzione altrove, persino fuori Cuorgnè, ipotizzando prima Gianfranco Morgando (!) e poi Guido Novaria (oggi consigliere di minoranza a Rivarolo). Muoverebbe i fili l'ex sindaco di Rivarolo, Edo Gaetano. L'incertezza non aiuta e comunque i cuorgnatesi non hanno intenzione di farsi commissariare: insomma, probabilità di successo alle urne (allo stato attuale) pochine. Anche in caso di candidatura forte che, però, al momento non si intravede. Pezzetto, un passato da tesserato (online) del partito che fu di Renzi, difficilmente si spenderà per il Pd. Circola poi il nome del prof del liceo Moro, Antonio Rinaldis, esponente della sinistra più a sinistra del Pd. Ma una parte dei «dirigenti» ha già posto il veto.
CENTRODESTRA
La Lega ha scelto Giovanna Cresto già un anno fa. Per mesi si è vista ovunque abbinata a Mauro Fava. Poi, con il rinvio delle elezioni in autunno, la presenza si è diradata. Inevitabile: chi anticipa troppo, di solito finisce col bruciarsi. L'apparato della lista sembra solido e almeno non dovrebbero esserci tentennamenti sui nomi di punta che vanno, ovviamente, da Fava fino a Giacoma Rosa passando per la Febbraro e Crisapulli. Dei 3000 voti portati a casa da Pezzetto cinque anni fa è plausibile che una buona parte possa optare per la continuità rappresentata da Giovanna Cresto. Anche senza Fratelli d'Italia che se si fosse votato a maggio avrebbe candidato a sindaco Flavio Novaria presentando una lista alternativa. L'obiettivo, pare, sia quello di ricucire i rapporti. Uniti (forse) si vince. Ulteriori spezzatini rischiano di portare ad esiti clamorosi.
IL RITORNO
E allora occhio perchè il margine non è poi così enorme e c'è pur sempre Giancarlo Vacca Cavalot pronto a tornare in pista. Cinque anni fa portò a casa 2100 voti. Numero ragguardevole. Non bastò per insidiare Pezzetto visto che fu un duello senza ulteriori liste. Ma a ottobre, se l'attuale maggioranza si spaccherà in almeno due compagini, è chiaro che anche il pacchetto dei voti finirà per disperdersi un po' di qua e un po' di là. Insomma il buon Cavalot sono settimane che, calcolatrice alla mano, lavorando lontano dai social, sta valutando eventuali probabilità di successo. Più liste si presentano più diventa incerto l'esito delle urne.








