DUE CITTA' AL CINEMA - La seconda fase inizia con «Fai bei sogni» - GUARDA IL TRAILER
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Si apre con “Fai bei sogni” di Marco Bellocchio, liberamente ispirato al best-seller di Massimo Gramellini (edito nel 2012 da Longanesi con 1.350.000 copie vendute), la seconda fase di «Due città al Cinema». Il film è stato scelto dal sindacato nazionale critici cinematografici italiani come il "miglior film dell’anno". L'ultima fatica di Bellocchio ripercorre  tutti i temi a lui cari: la famiglia, il rapporto madre-figlio, la morte, le epoche che si susseguono, l'Italia che cambia.
 
Il film è la storia di un'assenza, quella della madre di Massimo Gramellini, che vive nel ricordo di questa perdita, avvenuta quando lui aveva solo nove anni e su cui scoprirà la verità molti anni dopo, da adulto. Un’assenza, un dolore indicibile, che stravolge la vita di un uomo, che smette di vivere perché è alla disperata ricerca di una presenza e soprattutto di una verità che è evitata inconsciamente.  La morte dell'adorata madre è un lutto mai del tutto elaborato che causerà paure e ansie, insicurezze e sofferenza, in cui l'incapacità di amare, e di vivere, la fanno da padrone. 
 
Bellocchio rispetto a “I Pugni in tasca” ribalta la situazione: la madre di Massimo è piena d'amore e attenzioni nei confronti del figlio, mentre quella di Alessandro è gelida e assente. L'assenza materna è vissuta dal piccolo come se fosse un film dell’orrore (tra Nosferatu e Belfagor) e cresce, suo malgrado, sopportando il peso di quel “nonostante” che diventa evolutivo. La pellicola, in qualche modo, racconta  anche la vita di un orfano dal punto di vista del genitore morto, che ha modo suo, ha perso un figlio.
 
Nei ricordi del protagonista risuona tutto il dolore ipotetico di un genitore che ha abbandonato per sempre il proprio figlio: non solo con la morte, ma anche con un atteggiamento anaffettivo, freddo e autoritario, come nel caso del padre di Massimo. Nel film  si respirano rabbia, amarezza e disillusione, insieme alla malinconia e alla compassione, che lo spettatore prova nei confronti del protagonista. E' impossibile non intenerersi e commuoversi di fronte alla sua ricerca disperata della verità e ai suoi attacchi di panico al pensiero della madre e alla sua incapacità di amare un'altra donna (finché non compare Elisa).
 
Una biografia quella di Gramellini, raccontata e ritratta da Bellocchio con estrema delicatezza, che coniuga il proprio stile con quello del giornalista, dando vita ad una pellicola che rivive l'Italia del passato, ricca di malinconia, disperazione e ricordi cementati, che rimarranno lì per sempre. (Santho Iorio)