
AGLIE' - Era stata rubata ad Agliè, in una casa di via Lusigliè, la pistola calibro nove che è stata utilizzata, sabato sera, a Venaria Reale, per un omicidio suicidio. Il secondo in meno di una settimana nel territorio di competenza della procura di Ivrea.
Non c'erano segnali di pericolo imminente e la donna non aveva voluto denunciare il marito dal quale si stava separando. Per questo la segnalazione di "codice rosso" inviata dai carabinieri alla procura di Ivrea non si è tradotta in una procedura di tutela della vittima. E' il quadro che emerge dopo l'omicidio-suicidio di Venaria Reale.
Antonino La Targia, 46 anni, sabato sera, costretto su una sedia a rotelle a causa di un incidente in moto di due anni fa, ha sparato sei colpi alla moglie Maria Masi, 41 anni, infermiera del Cto. Poi è salito in casa, con l'aiuto di un passante, e si è tolto la vita con la stessa arma. Erano stati i famigliari della donna, ad agosto, a segnalare ai carabinieri le minacce verbali dell'uomo nei confronti della moglie. Lei, però, non se l'era sentita di denunciarlo e la procedura di protezione si è così bloccata.
Attirata con una scusa a Venaria, in via Druento dove i due abitavano prima della separazione, la donna è stata freddata a bordo della propria autovettura. I figli di 14 e 11 anni, in quelle ore, erano a Torino dai nonni dove Maria Masi aveva trovato ospitalità dopo l'addio al marito. Quattro ore prima del gesto l’uomo aveva preannunciato la tragedia con un post su Facebook.
I carabinieri stanno ora cercando di capire chi ha venduto l'arma al 46enne. Una calibro nove modello «Jericho» che in questi anni è probabilmente passato di mano più volte fino a finire nella disponibilità del 46enne.















