
Sfuma definitivamente l'accordo per il ripianamento del debito Asa. I sindaci dei Comuni e delle Comunità montane avevano trovato una quadra con il commissario Stefano Ambrosini: pagamento di 9 milioni di euro (divisi in base alle quote) e fine della partita. Un bel risultato a fronte di un ammontare complessivo del debito di una sessantina di milioni. Ma per poter pagare, i Comuni avevano bisogno dell'aiuto della Regione Piemonte o del Governo che avrebbe dovuto, con un emendamento, consentire ai Comuni di sforare il patto di stabilità per pagare il debito. Nonostante le promesse, Regione e Governo (che nel frattempo è cambiato) non hanno mosso un dito. E i sindaci si sono trovati con il cerino in mano.
Per assurdo molti Comuni della zona, in questi anni, hanno accantonato le somme necessarie a onorare il debito ma, per la legge attuale, non possono pagare perchè andrebbero a sforare. «Da un lato lo Stato ci chiede di pagare il debito, dall'altro non ce lo permette - dice il sindaco di Rivarolo, Alberto Rostagno - il solito pasticcio all’italiana... Sono profondamente deluso dal trattamento che ci hanno riservato gli enti superiori. Tutti, nessuno escluso». Rostagno aveva lavorato a lungo per trovare un accordo ed evitare di rinviare ulteriormente la chiusura della partita relativa al debito Asa. Persino alcuni sindaci solitamente avversi, come il primo cittadino di Favria, Serafino Ferrino, avevano sposato la tesi del pagamento.
Adesso, invece, senza possibilità di uscita, i sindaci presenteranno ricorso contro il Lodo Asa che li ha condannati a pagare l'anno scorso. Così come hanno già annunciato di fare i sindaci di Pertusio, Busano, Feletto e Oglianico che già in prima battuta avevano detto "no" all'accordo con Ambrosini. Sarà di nuovo una sfida a carte bollate, con il rischio, in caso di sconfitta, di dover pagare l'intera somma contestata dal commissario per il fallimento del consorzio pubblico. Non più nove milioni ma almeno sessanta...
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