CUORGNE' - Una fucilata contro il titolare de «La Cantina»: una condanna

Due anni e otto mesi di carcere per il rivarolese Paolo Filasieno, protagonista dell'agguato armato andato in scena il nove aprile del 2010 nel parcheggio de «La Cantina» di Cuorgnè. Si è chiuso al tribunale di Ivrea il processo di primo grado contro il 32enne accusato di porto d'armi e lesioni. Un agguato diretta conseguenza di una lite scoppiata nel locale gestito dai fratelli Vezzetti, in località Costosa, una delle birrerie più note e frequentate del Canavese. Protagonisti della lite i due fratelli Filasieno, Paolo e Giovanni, e una coppia di Alpette. Lite sedata dai fratelli Vezzetti e da alcuni avventori del locale.   

Uno screzio come tanti. Poco dopo le 3, i due alpettesi decidono di lasciare il locale, ormai prossimo alla chiusura. Hanno paura di trovarsi nuovamente di fronte la banda che li ha aggrediti, dal momento che hanno parcheggiato al fondo della stradina che porta alla birreria. Così chiedono ai titolari della Cantina di accompagnarli fino all'auto. Trecento metri a piedi, poi i giovani di Alpette salgono in macchina e se ne vanno. Alberto Vezzetti, invece, fa per tornare verso la Cantina: gli stanno andando incontro, a bordo di una Grande Punto, il fratello e un amico. Ed è qui che l'agguato si concretizza. Alle spalle del titolare del locale spunta un'auto a fari spenti. Scendono in tre: uno ha un fucile a canne mozze tra le mani. Vezzetti ha il sangue freddo di mettere le mani sulla canna, alzando l'arma verso il cielo, proprio mentre l'aggressore preme il grilletto. Agisce d'istinto e si salva la vita. Una bottiglia di vetro, però, lo ferisce al capo. Se la caverà con una settimana di prognosi.

Giovanni Filasieno (che venne anche arrestato dai carabinieri) per gli stessi reati del fratello era già stato condannato con rito abbreviato a due anni e dieci mesi. Il giudice Marianna Tiseo ha riconosciuto la colpevolezza di Paolo ma ha ridotto la pena rispetto alla richiesta della procura che aveva ipotizzato una condanna a tre anni e sei mesi. I legali di Filasieno hanno cercato addebitare la responsabilità dell'agguato su Giovanni, che sarebbe la persona ad aver imbracciato il fucile e sparato. Non è bastato.