
Successo nazionale per il libro «Esodati» di Antonio Rinaldis, 55 anni di Cuorgnè, insegnante di filosofia al liceo Aldo Moro di Rivarolo. Il volume, che racconta la storia di alcuni esodati torinesi e milanesi, rimasti senza lavoro e senza pensione dopo la riforma Fornero, sarà presentato in conferenza stampa, martedì, alla Camera dei deputati. «Un bel riconoscimento – dice l’autore – in parte inaspettato. Questo è il mio sesto libro, il primo a non essere un saggio filosofico o un romanzo». L’inchiesta sugli esodati sarà presentata alla Camera poche ore prima la manifestazione che il comitato esodati italiani terrà davanti a Montecitorio. «Purtroppo il libro è ancora attuale – sottolinea l’autore – per 60 mila persone, infatti, rimaste in mezzo a una strada, nessuno è riuscito a trovare la soluzione».
Il libro prende spunto dalla crisi del 2011, quando i tecnici del governo Monti prendono in mano la situazione. «Sembrava che i tecnici fossero gli unici a poter governare il paese - dice Rinaldis - gli esodati, frutto della riforma Fornero, sono stati il risultato di un piano al limite del criminale, vittime perfette di una società che si sta disumanizzando. Quello che è successo in Grecia ne è la conferma. Ci si allontana dai fondamenti della democrazia».
Quella degli esodati, per l'insegnante del Moro, «fu un'operazione di un cinismo estremo. Sapevano che cosa stavano facendo. E' una generazione che si è auto definita degli "invisibili" perché non erano ne occupati ne pensionati e non avevano rappresentanza sindacale». Il sunto è sulla quarta di copertina del libro: «Questa non è neanche povertà, questo è essere niente».








