
Si chiuderà senza colpevoli l'indagine sull'omicidio di Pasquale Barbarino, 40 anni, panettiere di Caserta ucciso a Cuorgnè la notte del 7 giugno 1980. Il caso era stato riaperto nel maggio del 2018 dalla procura di Torino nel tentativo di chiarire almeno il movente di quell'agguato. Barbarino venne freddato all'uscita di un bar in via Parigi con sette colpi di pistola. Ignoto l'autore materiale dell'omicidio. Dopo un anno e mezzo il pubblico ministero ha chiesto l'archiviazione del fascicolo che vedeva indagato Rocco Schirripa, 66 anni, panettiere di Torrazza Piemonte, già condannato all'ergastolo per l'omicidio del procuratore Capo di Torino Bruno Caccia.
Barbarino con la moglie avevano ospitato per qualche tempo a Cuorgnè una 19enne originaria di Gioiosa Jonica. Secondo gli accertamenti l'uomo avrebbe avuto una relazione con la ragazza. L'agguato, secondo l'ipotesi investigativa, sarebbe stato motivato dalla vendetta per quel comportamento ritenuto disonorevole. Nei mesi scorsi sono state ascoltate diverse persone ma non è emerso nulla di particolarmente rilevante.
Rocco Schirripa, oltretutto, in merito a quel delitto di Cuorgnè, ha raccontato che, quel giorno, era in Calabria in vacanza. Un alibi confermato, tanto che il pubblico ministero ha chiesto l'archiviazione. Il movente e l'assassino di Pasquale Barbarino, a quasi 40 anni dal delitto, continueranno a rimanere ignoti.








