CUORGNE'-IVREA - Scandalo funerali, condanna definitiva per i due addetti alle camere mortuarie degli ospedali - VIDEO

IVREA - Si è chiuso alla Corte di Cassazione il processo per il caro estinto nelle camere mortuarie degli ospedali di Cuorgnè e Ivrea. Un'indagine coordinata dalla guardia di finanza (nel video). La Corte suprema ha confermato le condanne a Gianni Biolatti, 45 anni di San Giusto Canavese, e Gian Piero De Filippi, 54enne di Busano. Il primo ad un anno e quattro mesi; il secondo a un anno. Il procuratore generale aveva chiesto di considerare una possibile assoluzione per la lieve entità delle condotte corruttive. I giudici sono stati di altro parere. Nello stesso procedimento Mauro Colmuto, 61 anni, e Daniela Capelli, 55 anni, di Cascinette d'Ivrea, avevano patteggiato in appello un anno e due mesi e nove mesi di pena. Tutti assolti, invece, i titolari delle pompe funebri coinvolti nello scandalo.

Sul ricorso in Cassazione, i giudici precisano che «I due imputati, incaricati di pubblico servizio (Biolatti nella veste di operatore tecnico addetto alla sala mortuaria dell'Ospedale di Ivrea e il De Filippi quale operatore socio-sanitario addetto all'ospedale di Cuorgnè), sono stati ritenuti, dai giudici del merito, con doppia valutazione conforme, responsabili della corruzione impropria per aver ricevuto, dagli addetti e dai titolari di diverse imprese di onoranze funebri, indebiti compensi correlati alla esecuzione di atti inerenti le loro funzioni (l'attività di ricomposizione e vestizione delle salme décédutei nei rispettivi nosocomi nonché gli incombenti amministrativi conseguenti al decesso, di loro spettanza)».

«Le emergenze probatorie acquisite hanno consentito di affermare che le dazioni riscontrate erano sistematiche, tutt'altro che occasionali; che non risultavano sorrette da spirito di liberalità, perchè venivano sollecitate e contabilizzate dai corrotti e perché trovavano base in pregressi accordi diversamente declinati a secondo dei soggetti interessati ma sempre alla luce di un tariffario predeterminato. Aspetti in fatto, questi, messi in evidenza dall'attività di osservazione resa mediante videoriprese; dal contenuto dei diversi colloqui captati nonchè dalle stesse dichiarazioni dei diversi coimputati».

Respinti i ricorsi, De Filippi e Biolatti sono stati anche condannati al pagamento delle spese processuali nonché alla rifusione delle spese di rappresentanza e difesa sostenute nel grado di giudizio dalla parte civile Asl To4.