
CUORGNE’ - Iscritti ad un'associazione di tutela di lavoratori e pensionati a loro insaputa, falsificando e utilizzando firme e dati personali mai volontariamente concessi dai diretti interessati. Scatta la denuncia dello Spi Cgil. La vicenda è emersa in Canavese e a darne notizia sono stati Alfredo Ghella e Luigi Bellotto dello Spi-Cgil alto Canavese, affiancati in questa battaglia da Demetrio Vazzana, segretario generale dello Spi Cgil di Torino, e Franco La Tona della segreteria provinciale.
L’esposto del sindacato è stato depositato dall’avvocato Silvia Boldrini in procura a Ivrea lo scorso 20 ottobre. «Nei mesi scorsi alcuni pensionati canavesani già iscritti da noi – spiegano Bellotto e Ghella – si sono rivolti alle sedi locali per la compilazione dei 730. Come da prassi, il nostro ufficio Caf ha controllato le documentazioni necessarie perché, per gli iscritti, è un servizio gratuito. E’ così emerso che alcuni di loro non risultavano più iscritti allo Spi-Cgil perché avevano revocato il mandato e la delega per il versamento dei contributi sindacali. Erano passati ad un’altra sigla corrispondente ad un'associazione italiana che tutelerebbe lavoratori e pensionati. Tuttavia, una volta contattati, queste persone cadevano letteralmente “dalle nuvole”. Non ne sapevano nulla e sostenevano di non aver mai voluto lasciare lo Spi Cgil».
Al fine di verificare quanto accaduto e con il consenso dei pensionati è partita immediatamente la richiesta di accesso agli atti dell'Inps. «Ottenuti i documenti richiesti – aggiungono Vazzana e La Tona – abbiamo appurato l’esistenza di moduli di rilascio delega a questa associazione e contestuale revoca della precedente rilasciata allo Spi Cgil con il calce una firma dei pensionati. Non solo, erano inoltre allegate le fotocopie del documento di identità di questi soggetti. Confrontando però queste firme, quelle sui documenti di delega e quelle sulle carte di identità degli ex iscritti, emergevano chiaramente delle difformità. Differenze confermate con una dichiarazione sottoscritta dagli stessi pensionati».
L’adesione carpita agli ignari pensionati avrebbe così portato ad un indebito profitto per l’associazione che avrebbe messo a bilancio entrate da trattenuta sindacale che non le spettavano, oltre a causare ad un grave danno di immagine e rappresentatività allo Spi Cgil. «Esiste un problema fisiologico di disdette. Noi rispettiamo sempre la volontà dei nostri iscritti. Ma questo è un episodio increscioso e molto grave – stigmatizzano Vazzana e La Tona – perché perpetrato ai danni di pensionati ignari e quindi di persone “fragili”, prese alla sprovvista. Non è solo il danno patrimoniale. Un’associazione come la nostra che fa della legalità una battaglia a tutti i livelli su un fenomeno come questo non poteva non denunciare e prendere una posizione forte e decisa. Senza contare che gli illeciti denunciati sono stati commessi a danno di un ente pubblico statale di particolare importanza per la vita sociale di questo paese, come l’Inps».
Pallottoliere alla mano, dopo più di un mese e mezzo di certosini accertamenti da parte del sindacato canavesano, sarebbero quasi un centinaio le persone «raggirate». Non è escluso che si tratti anche di un fenomeno più ampio: «Stiamo ancora facendo altre verifiche – conclude Ghella – episodi come questi, con sottrazione di identità e firme palesemente false, sono un reato da denunciare in modo molto forte. E’ un meccanismo che va bloccato sul nascere. Quanto sta succedendo, con il proliferare di questi sodalizi, si riflette anche su altri servizi con queste associazioni che poi spariscono lasciando in difficoltà le persone. Con operazioni si approfitta della buona fede delle categorie più fragili, magari con l’illusione di far pagare di meno. Non a caso si colpiscono i pensionati, che magari hanno una certa età e non sono molto informati. In loro poi scattano paure e preoccupazioni come addirittura quelle di vedersi sottratta la pensione». Saranno ora le indagini della procura di Ivrea a fare luce sull'accaduto.








